Fa male, verrebbe da dire utilizzando le parole che Patrick Fischer era solito pronunciare dopo un’amara sconfitta. E di amaro – e anche di torbido – ce n’è tanto in questa vicenda che ha portato la Federazione svizzera a cambiare posizione nel giro di 48 ore, alludendo al fatto di aver valutato con superficialità la portata della notizia che il proprio head coach ha falsificato dei documenti proprio per poter esercitare, in una circostanza eccezionale come quella della pandemia, il proprio ruolo in seno alla Nazionale. Già l’ammissione di superficialità basterebbe per mettere in crisi chi ha un ruolo di governo all’interno di un’associazione. Ma c’è di più.
Il cambio di passo è avvenuto poche ore dopo l’apertura da parte della Federazione internazionale (IIHF) di un’indagine interna nei confronti di Fischer riguardante la partecipazione ai Mondiali del 2022, per i quali è altamente probabile che l’allora 46enne avesse prodotto gli stessi certificati contraffatti che gli avevano dato il via libera in Cina. È vero, nel frattempo si è anche alzato un polverone mediatico che però, spesso in questi casi, si deposita velocemente al suolo. Sembra francamente inverosimile che sia stato il prevedibile rumore causato dalla notizia a far cambiare decisione a Swiss Ice Hockey, mentre appare altamente probabile che non si sia calcolato il fatto che la IIHF si sarebbe soffermata sulla questione. E questa sarebbe un’aggravante che certifica l’inadeguatezza della Federazione.
Ritornando a lunedì, Fischer si era assunto la totale responsabilità, dichiarando di aver lasciato all’oscuro sia Swiss Ice Hockey, sia Swiss Olympics, sia il proprio entourage. Ma è possibile che dopo la condanna del 2023 nessuno ne fosse venuto a conoscenza? Sorvoliamo sul fatto che – anomalia nell’anomalia – la notizia del reato dell’allenatore della Nazionale non sia arrivata immediatamente all’attenzione dei media, l’aver derubricato la “confessione” a un atto di responsabilità fa sorgere più di un sospetto in merito. Nella migliore delle ipotesi resta l’umana compassione ad aver spinto lunedì la Federazione a rinnovare la propria fiducia a Fischer per permettergli di coronare il suo percorso con il gran finale del Mondiale casalingo. Ma, benché i rapporti umani siano il centro di ogni relazione, un’istituzione non può permettersi una macchia di tali dimensioni da parte di chi la rappresenta. E questo sì, denota grande superficialità.
E la macchia, indelebile, pone un’ombra triste sull’operato di un allenatore che ha segnato in modo importante un’epoca, che ha fatto assurgere la Svizzera dell’hockey al ruolo di grande tra le grandi. Grazie al suo carisma, grazie alla sua capacità di tessere relazioni con i grandi campioni della NHL, grazie al fatto di aver creato un gruppo allargato di giocatori che vestono con orgoglio la maglia rossocrociata. Solo il tempo sbiadirà questa macchia e tornerà a far rilucere i tre argenti conquistati nel 2018, 2024 e 2025. Però adesso fa male, verrebbe da dire…
Nazionale, Ivan Zippilli ospite in studio per parlare dell'esonero di Patrick Fischer (Telegiornale 15.04.2026, 20h30)
RSI Sport 15.04.2026, 20:11
Nazionale, lo studio Champions sull'esonero di Patrick Fischer (LA2 Sport Live 15.04.2026, 20h30)
RSI Sport 15.04.2026, 20:59


