di Alessandro Tamburini
“L’hockey è uno sport onesto”. È uno dei motti, se non IL motto, di Patrick Fischer in questi playoff. L'allenatore bianconero ha masticato amaro nelle prime due partite col Servette, pensando alle occasioni avute in 5 contro 5 non finalizzate, a quegli “special teams” decisivi, a quelle sensazioni che gli episodi fossero più importanti della quantità ed anche della qualità. Ed il timore dall’esterno che mancasse furbizia, malizia ed arroganza sportiva.
Qualcosa è cambiato in gara-3, dominata dal Lugano - totalmente - per 40 minuti, ma poi ad un nulla dall’ennesima beffa a firma Vukovic. Il disco del pareggio messo però clamorosamente a lato, l’episodio finalmente favorevole che cambia la serie.
Sì, perché gara-4 riparte da lì, da un Ginevra che per 20 minuti si veste da Lugano, spinge, preme, litiga coi ferri, ma a differenza del Lugano nelle precedenti partite crolla appena l’episodio negativo lo sorprende ad inizio periodo centrale. Ed è un crollo verticale, senza un “time out” del frastornato McSorley, mentre Fischer non sbaglia una mossa anche in questo settore: gara-1 si era riaperta dopo un suo “time out”, gara-4 la chiude con la sospensione del gioco chiesta dopo una liberazione vietata e l'ultimo ricompattarsi prima della fine.
McSorley il businessman, attore, vulcano, capace d’inventarsi idee anche nella fase REM, tra una mezza farsa come l’infortunio a Kast ed il rigore di D’Agostini nemmeno sul ghiaccio: a perdere la religione dell'hockey. Mentre a cantargliela vestito da Michael Stipe è quell’allenatore che l’anno scorso alle Vernets s’innervosì durante un’intervista col dirigibile granata che gli sfiorava provocatorio la testa alla prima da coach in un playoff: “L’hockey è uno sport onesto”. Patrick Fischer è cresciuto, non ha mai perso il suo credo; calmo ed attento legge sempre meglio le partite. Tra guerrieri ed artisti ed un equilibrio che permette di dimenticare l’assenza di Damien Brunner. 2-2. Ma attenzione, basta un rapido movimento degli occhi, un attimo, un frangente, per rimescolare tutto. L’importante sarà in quel momento to not “Losing my religion”, quella di coach Fischer!
Lugano-Ginevra


