dall'inviato a Copenaghen Federico Fiorito
Come sempre una grande manifestazione, che mette in moto una moltitudine di persone, si svolge ben lontano dai luoghi nevralgici delle città, lontano dai monumenti storici, lontano da luoghi spesso troppo angusti per poter accogliere un evento di tale portata. Logicamente – e logisticamente – questo è avvenuto anche per i Mondiali di hockey in corso a Copenaghen... e, possiamo pensare, a Herning, benché la cittadina nel cuore dello Jutland ancor ci resti ignota.
La Royal Arena sorge così nella periferia della capitale danese, sull’isola di Amager, a una decina di chilometri dal centro. Tagliato sull’asse est-ovest dall’autostrada e dalla ferrovia, che si collegano con la vicina Malmö, e su quello nord-sud da una metropolitana sopraelevata uscita da un film di Truffaut, Ørestad è un quartiere ancora in fase di sviluppo, molto moderno, molto nordico e molto vivo ora che attorno a sé gira la giostra iridata.
Tanto vetro, tanto cemento, ma edifici di forte impatto e di ottimo gusto. Palazzoni squadrati ben affiancati gli uni agli altri si alternano a grandi spazi verdi dedicati a parchi e ad immense praterie ancora da progettare. I grandi albergoni, più isolati, tutto l'anno accolgono meeting e conferenze, oltre a tornare utili per manifestazioni come questa. All’orizzonte - poiché in questo paese piatto lo sguardo può davvero mirare all’orizzonte – si ergono dalla terra alcuni sparuti stabilimenti industriali. Speriamo che quando proseguiranno nell’espansione di Copenaghen riescano a mantenere questa buona armonia, questa buona commistione di efficiente-estetica-vivibilità, confidando che quello che ora appare un bel quartiere non cambi faccia una volta che il carrozzone se ne sarà ripartito.
Mondiali, a spasso per Ørestad (10.05.2018)
RSI Sport 10.05.2018, 15:41

