Passano gli anni, cambiano gli allenatori, cambiano gli avversari, cambiano le sedi delle partite, ma la sostanza rimane sempre la stessa: la Svizzera non riesce mai a vincere una finale. E non ci riesce perché, pur se con il passare del tempo è migliorata enormemente sotto tanti punti di vista, non ha ancora la cattiveria giusta per vincere LA partita, quella decisiva, quella che assegna l’oro. Quanto è successo nella prima mezz’ora del match di ieri sera con la Finlandia ne è una dimostrazione lampante: nonostante alla vigilia tutti nel gruppo rossocrociato avessero detto che il passato è passato e non conta più nulla, in realtà la squadra è scesa in pista con un nervosismo e una pressione enormi addosso. Sia per la paura di perdere di nuovo, sia per il fatto di non dover sprecare la grande occasione di conquistare il titolo in casa. Risultato? Mezz’ora buona di partita gettata via prima di riuscire finalmente a girarne l’inerzia dalla propria parte, senza però trovare la cattiveria giusta per mettere sotto gli avversari.
E questa fragilità mentale nei momenti decisivi si nota anche nella scarsa lucidità sottoporta nelle finali. Prima del match decisivo con la Finlandia la Svizzera aveva segnato 48 reti in nove partite. Ieri sera 0. Come nell’atto conclusivo dello scorso anno, come in quello del 2024. L’ultimo gol elvetico nella finalissima di un Mondiale è il 2-1 di Meier al 23’13” della sfida con la Svezia del 2018. Da quel momento i rossocrociati hanno giocato altri 239’41” senza più riuscire a battere i portieri avversari. Non è un caso, ma risolvere il problema non sarà facile, perché il susseguirsi delle sconfitte non fa che aumentare la pressione e i dubbi di non riuscire a farcela nemmeno la prossima volta. Una prossima volta che non è detto che sia già il prossimo anno, e nemmeno in quelli immediatamente seguenti. Lo speriamo tutti, certo, ma la sensazione è che si possa essere giunti alla fine di un ciclo. Staremo a vedere...
Quello che ha fatto la Svizzera in queste settimane zurighesi non è chiaramente tutto da buttare. I rossocrociati ci hanno divertito, ci hanno emozionato, ci hanno proposto un hockey spettacolare e veloce. Ma, purtroppo, l’argento che oggi verrà comunque festeggiato nella città sulle rive della Limmat insieme ai tifosi (ma è davvero necessario continuare a celebrare i secondi posti?) non può più essere considerato un risultato soddisfacente. L’obiettivo era vincere finalmente l’oro, e farlo addirittura in casa, ma non è stato raggiunto. Dunque, pur se a malincuore, i Mondiali 2026 non possono essere considerati un successo. E, soprattutto per la squadra, non è di certo di consolazione sapere che è diventata la numero 1 nel ranking mondiale. O che Josi è stato eletto MVP e miglior difensore del torneo, oppure che il bernese, Genoni e Andrighetto sono stati inseriti nell’all-star team selezionato dai media insieme ai finlandesi Jokiharju e Barkov e al canadese Celebrini.

Mondiali, il servizio sulla finale Svizzera-Finlandia (01.06.2026)
RSI Sport 01.06.2026, 00:10
Il commento di Lorenzo Boscolo (Radiogiornale 01.06.2026, 07h00)
RSI Sport 01.06.2026, 08:41
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Il servizio con Leonardo Genoni (Rete Uno Sport 01.06.2026, 07h00)
RSI Sport 01.06.2026, 07:24
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Il servizio con Roman Josi (Radiogiornale 01.06.2026, 08h00)
RSI Sport 01.06.2026, 08:41
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