Dall'inviato a Parigi Luca Pedroni
Ora che ha raggiunto l'obiettivo minimo dei quarti di finale, la Nazionale svizzera non deve fermarsi. Troppo spesso lo sport elvetico ci ha abituati a spegnersi sul più bello, nell'hockey, nel calcio o in altre discipline individuali. Sovente dopo un inizio incredibile le nostre rappresentative si sono spente sul più bello, quando i giochi contavano per davvero.
In questo senso il Mondiale del 2013 a Stoccolma, chiuso con uno splendido argento, deve fungere da esempio: quando la nostra squadra ha avuto fame, quando ci ha creduto fino in fondo, i risultati spesso e volentieri sono arrivati. A partire dalla difficile sfida con la Svezia il gruppo di Fischer dovrà avere quella sana cattiveria agonistica che permette di superare i propri limiti, anche di fronte ad avversari sulla carta più forti.
Una medaglia è un obiettivo difficile da raggiungere, ma non è impossibile per una squadra che ha ampiamente dimostrato lungo l'arco di tutto il torneo di saper soffire, di saper reggere la forza d'urto dell'avversario. Ne sa qualcosa il Canada, ma se ne è resa conto anche la Repubblica Ceca. La Nazionale svizzera non è più una sorpresa nel panorama mondiale, ma non è ancora una squadra di prima fascia. Non sarà insomma solo il talento a fare emergere questo gruppo, quanto piuttosto la tenacia e la voglia di prendere colpi, di andare dove fa male.
Legato a Rete Uno Sport del 17.05.2017, 17h30.
L'intervista a Bruno Suri (Rete Uno Sport 17h30 17.05.2017)
RSI Sport 17.05.2017, 19:07
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