di Ivan Zippilli
Ci sono decisioni che hanno le tempistiche giuste, le motivazioni giuste, le forme giuste. Altre che arrivano tardi. Altre che non arrivano proprio. Per molte settimane ad Ambrì si è pensato che la posizione di Hans Kossmann restasse per un tempo quasi congelato, lungo ed immutabile nel limbo dell’incertezza statica. Quasi come la presenza stessa dell’allenatore canadese in panchina. Con molta più disinvoltura, 15 mesi or sono, fu messo un termine brusco, e persino irriconoscente, al lavoro prima doppio e poi singolo di Serge Pelletier, uno che a giusta ragione andandosene disse “in questi 2 anni il pubblico è tornato a riempire la Valascia”.
Al suo posto arrivò l’odierno esonerato, per anni vice allenatore di McSorley e Huras a Ginevra e Berna, in seguito capo allenatore con successo del Friborgo. Un Friborgo che viveva però stagioni di ricchezza insolita e che gli mise a disposizione una rosa ideale per la sua filosofia di gioco, un hockey speculativo che non può prescindere da un potenziale offensivo decisivo. Ebbe certo i suoi meriti, ma l’avventura finì male e molti furono gli strascichi che il suo stile autoritario provocò anche a livello di rapporti interpersonali. Fortemente voluto dalla dirigenza biancoblù, Kossmann ha riproposto nella sua avventura in Leventina queste sue caratteristiche, ottenendo poco dal punto di vista sportivo e ancor meno da quello umano.
Giocatori ignorati (Chavaillaz, Bastl, Stucki e molti giovani), altri valorizzati e poi smontati (Berger), una lunga serie di decisioni di difficile comprensione (Wolf schierato a Kloten in una partita fondamentale della scorsa stagione, Descloux quasi mai inserito quest’anno, il “colpo di mercato” Guggisberg a far ripiena in linee di contenimento, Lhotak spedito tredicesimo attaccante dopo aver segnato 6 gol in 10 partite, ecc.). Considerazioni particolari che lasciano forse in ombra una pecca maggiore: l’aver creato in questi mesi, assieme a direzione e dirigenza, un distacco emotivo nei confronti del pubblico.
Probabilmente l’Ambrì sbagliò ad affidarsi a lui, molto probabilmente sbagliò a non cambiare rotta il 18 novembre scorso, sicuramente non ha sbagliato oggi. È tardi, forse non troppo però per almeno salvare una stagione che si voleva positiva, se non addirittura brillante, e che è già fallimentare. Kossmann non è l’unico colpevole, ma chiunque sarà il nuovo allenatore come primo obiettivo avrà quello di riportare la passione sotto le volte della Valascia. Pochi proclami, molto cuore. Una ricetta tanto semplice quanto di sicura efficacia.
Il commento di Omar Gargantini (Rete Uno Sport 30.01.2017, 12h30)
RSI Sport 30.01.2017, 16:45
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