OLIMPIADI - IL COMMENTO

Pinheiro entra nella storia ma anche la Svizzera ha il suo pezzetto di gloria

Mai nello sci maschile eravamo riusciti a conquistare sette medaglie olimpiche

  • Un'ora fa
Un salto liberatorio

Un salto liberatorio

  • Keystone
Di: Federico Fiorito, inviato

A Bormio assistiamo a un’altra giornata storica. Purtroppo non quella sperata, ma comunque storica anche per i colori rossocrociati. È vero, sulla scorta degli ori conquistati da Franjo von Allmen (uno insieme a Tanguy Nef) nelle prime tre gare disputate sulla Stelvio olimpica nutrivamo stamattina la speranza che Marco Odermatt potesse emulare quanto riuscito soltanto ad Alberto Tomba tra il 1988 e il 1992, ovvero confermare il titolo in gigante conquistato quattro anni fa a Pechino. E sarebbe stato un finale perfetto per il nidvaldese, che sarebbe andato a casa con tutti e tre i metalli a cinque cerchi di Milano Cortina 2026, ma questa resta comunque una giornata importante anche per lo sci elvetico al maschile. Mai, infatti, nemmeno ai tempi di Russi e Collombin o di Zurbriggen e Müller, la Svizzera era riuscita a conquistare più di cinque medaglie in una sola edizione dei Giochi. Oggi in un sol colpo siamo saliti a sette e il conto, con lo slalom di lunedì alle porte, potrebbe non essere concluso.

Ma la vera storia l’ha scritta un 25enne di Oslo che, dopo aver interrotto bruscamente la sua carriera per un anno durante la stagione 2023-24 per divergenze con la Federazione norvegese, è tornato nel Circo Bianco sotto bandiera brasiliana portando una ventata di esotismo in un ambiente dominato dalle solite cinque o sei nazioni. Ha fatto salire per la prima volta un paese sudamericano sul podio dei Giochi Invernali ed ha fatto risuonare per la prima volta l’Hino nacional brasileiro. Si badi bene, era un risultato fortemente atteso, ma proprio per questo non del tutto scontato. La pressione spesso riesce a giocare brutti scherzi. Non oggi, non qui. E lo si è capito dopo pochi minuti di gara, quando il tempo di Lukas Pinheiro Braathen, scattato dal cancelletto con il pettorale numero uno, si è rivelato inattaccabile per tutti quanti. Un marziano sulle nevi di Bormio. Tra gli umani e quindi primi tra le solite cinque o sei nazioni sono risultati ancora una volta essere gli svizzeri con Odi che ha preceduto Meillard e Tumler (ispiratissimo sul secondo tracciato ma troppo attardato per soffiare il podio ai compagni sul primo).

E con la fine della velocità e l’inizio delle discipline tecniche è arrivata anche a Bormio l’aria delle Olimpiadi nelle bandiere e nelle fisionomie degli 81 atleti sulla lista di partenza. Ci sono diversi Paesi africani rappresentati, diversi del Centro e Sud America, c’è tanta Asia, c’è la Lituania di Andrej Drukarov portata su fino al 23o posto e di riflesso anche le tribune dello Ski Centre sono diventate più eterogenee e colorate. Dopo 10 giorni in un clima da Coppa del Mondo, forse proprio oggi era il giorno giusto per vedere la bandiera brasiliana sventolare lassù, sul gradino più alto di uno storico podio.

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Milano Cortina 2026, il servizio sul gigante maschile (Studio olimpico 14.02.2026)

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Milano Cortina 2026, la premiazione del gigante U con Marco Odermatt e Loïc Meillard (Studio olimpico 14.02.2026)

RSI Sport 14.02.2026, 15:39

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