Al triplice fischio della seconda semifinale di United 2026, in molti ci siamo posti la stessa domanda: ma l’Argentina si è meritata l’approdo alla finale di questo Mondiale? Riguardando il percorso dei sudamericani lungo il torneo, la risposta probabilmente è no. Dopo aver primeggiato in un girone non irresistibile composto da Algeria, Austria e Giordania, gli uomini di Scaloni si sono ritrovati a rischio eliminazione sia ai sedicesimi che agli ottavi contro le rispettabilissime, ma molto modeste, Capo Verde ed Egitto. Ai quarti è arrivata poi la Svizzera, la quale, senza un’enorme ingenuità del proprio attaccante sull’1-1, avrebbe potuto complicare ulteriormente la vita ad una scricchiolante retroguardia Albiceleste. Infine, nella partita di ieri sera contro l’Inghilterra, la rimonta dei campioni in carica è stata largamente agevolata da un harakiri tattico di Thomas Tuchel, il quale tre minuti prima dell’1-1 firmato da Enzo Fernandez aveva schierato ben sei difensori su dieci giocatori di movimento e permesso agli avversari di alzare il proprio baricentro. Insomma, la Selección in questi Mondiali non ha dato una grande impressione di dominio incontrastato come suggerirebbe quel primo posto attribuitole nel ranking FIFA.
Eppure, provando a cambiare prospettiva, possiamo capire come la sola analisi del campo non dia la giusta importanza al peso storico della campagna iridata di questa Nazionale. Con il risultato ottenuto ieri, l’Argentina ha raggiunto almeno due finali di Coppa del Mondo consecutive per la seconda volta nella propria storia (la prima fu tra il 1986 e il 1990) come solo il Brasile è stato in grado di fare nel binomio 1958-1962 e nella tripletta 1994-1998-2002. Inoltre, l’Albiceleste, in caso di vittoria finale, sarebbe la terza squadra capace di portarsi a casa il trofeo due volte di fila, impresa registrata solo dall’Italia tra il 1934 e il 1938 e dai Verdeoro tra il 1958 e il 1962. In aggiunta, Lionel Scaloni diventerebbe il primo CT a riuscire a difendere il titolo Mondiale dopo Vittorio Pozzo, tecnico italiano che guidò gli Azzurri alla doppietta negli anni ‘30. E, a proposito di Lionel, non abbiamo ancora citato chi veramente sta scolpendo il proprio nome nella leggenda dello sport.
Il conteggio tra gol e assist messi a referto dalla Pulce ai Mondiali è di 33 (21 reti e 12 passaggi decisivi) di cui 12 solo nell’edizione corrente del torneo iridato. Per dare un’idea del numero, al secondo posto di questa classifica troviamo Kyilian Mbappé a 25 e al terzo nomi del calibro di Ronaldo Nazario e Miroslav Klose a 19. Il canto del cigno di Lionel Messi non è un ultimo ballo qualsiasi, è una dichiarazione di superiorità tecnica e temperamentale verso tutto e tutti. Si perché, mai più di ieri, l’otto volte Pallone d’oro ha dimostrato di avere la lucidità necessaria a risolvere le partite anche dopo 92 minuti di difese chiuse, dribbling mal riusciti e colpi proibiti. La palla per il 2-1 di Lautaro Martinez non dovrebbe provenire dai piedi di un 39enne che negli ultimi tre anni - Nazionale a parte - ha calcato unicamente i campi della MLS, eppure Leo non smette di stupirci. Quella in New Jersey sarà la terza finale Mondiale - dopo quelle del 2014 e del 2022 - disputata dal capitano argentino, secondo giocatore a registrare un record del genere dopo Cafù - il quale partecipò agli ultimi atti nel 1994, 1998 e 2002 - ma primo a farlo da titolare in tutti e tre i match.
Forse questa Argentina tutta grinta e sacrificio non è tra le due squadre più forti viste nell’ultimo mese ma, sicuramente, è la più indicata per trasformare la partita con la Spagna nella montagna russa di emozioni che tutti quanti, in fondo, ci aspettiamo di vedere in una finale dei Mondiali.

Mondiali, highlights di Inghilterra-Argentina (LA2 Sport Live 15.07.2026, 21h00)
RSI Sport 15.07.2026, 23:20

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Rete Uno Sport 16.07.2026, 12:50
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Rete Uno Sport 16.07.2026, 07:15
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