di Loris Prandi
Una leggenda lui lo era davvero, per la Formula uno. Anche se ad incontrarlo non te lo faceva pesare neanche un po’, lui che nei suoi anni d’oro a Maranello, quand’era l’anima tecnica della Ferrari, il braccio armato (di matita) del Drake, sorta di alter ego del Grande Vecchio sulle piste, inseguiva la leggerezza, assieme alla potenza e alla velocità. Genio totale, come in F1 non ve ne sono più da tempo, capace di sfornare una monoposto completa, telaio e motore, e pure bella, e pure vincente.
Quando al Fuji nel ’76 Niki Lauda si fermò, spaventato dalle piogge torrenziali, rinunciando ad un titolo mondiale per il quale si era battuto tornando a correre un solo mese dopo il rogo del Nürburgring, Forghieri gli aprì una via d’uscita comoda offrendosi di inventare un guasto come causa del ritiro. Lauda rifiutò ma quel gesto dice tanto sulla personalità di “Furia”, straordinario simbolo di una Ferrari che parlava dialetto, beveva il lambrusco e vinceva campionati del mondo.






