Il salto incriminato
Il salto incriminato (rsi.ch)

Dalla delusione alla rabbia nel giro di un grab

Scanzio, i giudici sbagliano il coefficiente del 2o salto condannandola all'eliminazione

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dall'inviato a PyeongChang Luca Steens

Così triste non l'avevamo mai vista né sentita in questi anni Deborah Scanzio, come quando la discesa dell'americana Tess Johnson ne ha sancito l'eliminazione dalle Olimpiadi. Delusione che a breve è diventata rabbia, per un errore dei giudici che non hanno calcolato il "grab" sul secondo salto, togliendole così quei decimi di punto che le avrebbero permesso di continuare a vivere fino in finale il sogno olimpico.

Emozione: la delusione disegnata sul volto di Deborah Scanzio non aveva nemmeno bisogno delle sue parole per essere spiegata al termine delle qualificazioni 2. L’atleta di Piotta avrebbe voluto ottenere ben altro risultato alla sua prima, e verosimilmente ultima, apparizione olimpica sotto la bandiera rossocrociata. Ma la 31enne, oltre a pagare un po' di emozione in un’edizione dei Giochi che per i vari motivi elencati sopra era per lei speciale, ha pure dovuto fare i conti con l'errore dei giudici...

Personaggio: il giudice, o meglio i giudici che "hanno sbagliato il coefficiente del secondo salto... non hanno messo il coefficiente del grab con il quale sarei giunta 18a". Queste le amare parole della ticinese, che ha ottenuto meno punti rispetto alla run della prima qualificazione sul secondo salto pur presentando un'evoluzione migliore rispetto a quella del venerdì.

Curiosità: c’è chi le gobbe le scende, chi invece le sale. Da una parte le atlete del freestyle, dall’altra gli spettatori accorsi nel freddo polare del Phoenix Snowpark per vedere lo spettacolo delle specialiste dei “moguls”. Dal punto di arrivo dei bus e dal parcheggio infatti bisogna inerpicarsi sulle pendici della montagna per giungere nell’area di arrivo. Una camminata di una decina di minuti che ha messo in difficoltà parecchie persone, fermatesi più volte a rifiatare.

 

 

 

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