Sci - Coppa del Mondo

Tra Adelboden e Wengen, i nostri slalomisti si giocano i Giochi

L’exploit di Zenhäusern spariglia le carte nella lotta interna alla squadra

  • 2 ore fa
L'ovazione del pubblico per l'eterno Ramon

L'ovazione del pubblico per l'eterno Ramon

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Di: Federico Fiorito, inviato

Se da cinque anni a questa parte il gigante di Adelboden ha avuto un solo grande protagonista, Marco Odermatt, capace di recitare un monologo per il quale non è dato sapere quando verrà posta la parola “fine”, nello slalom è stata confermata anche quest’anno la difficoltà a confermarsi. Cinque vincitori diversi, con la sola bandierina francese di Clément Noël (la scorsa stagione) e Paco Rassat (ieri) - e quindi la Marsigliese intonata da un manipolo di galletti (con tanto di cresta in testa) - a dare un segno di ripetizione. Ma se si va indietro nella storia della gara - una storia recente dato che è stata introdotta nel 2000 - soltanto Marcel Hirscher (5 vittorie) e Henrik Kristoffersen (2) sono riusciti ad imporsi più di una volta.

I nomi forti del circuito sono più o meno sempre gli stessi, con qualche giovane che sta sgomitando per entrare nella cerchia dei migliori: vedi Rassat che grazie al secondo successo della stagione si è pure messo sulle spalle il pettorale di leader della classifica di specialità. Ma in slalom la lotta è aperta e gli stretti distacchi di ieri, sia nella prima, sia nella seconda manche, sono lì a dimostrarlo. Inoltre, lo slalom, per la moltitudine di paesi rappresentati dà proprio l’idea di essere una Coppa del Mondo: oltre alle nazioni storiche dello sci, ci sono la Bulgaria, la Finlandia, la Gran Bretagna, il Giappone, il Belgio... ma la più apprezzata, almeno ad Adelboden, è stato certamente il Brasile di Lucas Pinheiro Braathen, che è stato accompagnato al traguardo con un’ovazione pari quasi a quella riservata agli svizzeri.

Già, gli svizzeri: tutte le speranze erano riposte in Loïc Meillard che, dopo una prima manche chiusa a 0”38 dal leader Kristoffersen, sembrava avere tutte le carte in regola per tentare il colpaccio e, invece, un’inforcata ha reso ancora amaro il Chuenisbärgli per il vallesano. E allora a far vibrare il pubblico ci ha pensato l’eterno Ramon Zenhäusern, che ha estratto dal cilindro una manche da paura - alle spalle del solo Rassat sul secondo tracciato per appena 8 centesimi - per rimontare dalla 26a alla 15a posizione e risultare il secondo miglior svizzero dopo Tanguy Nef (8o). Non è questo un fatto da poco: in casa rossocrociata la lotta per prendere posto alle imminenti Olimpiadi è serrata e, per ora, gli unici piuttosto sicuri di una selezione sono Meillard e Nef. Con l’impresa di ieri Zenhäusern si è probabilmente messo in lotta con Daniel Yule (11o a Gurgl) e Matthias Iten (10o a Val d’Isère) per gli altri due posti a disposizione, mentre Marc Rochat (17o al mattino e 24o a fine gara) ha certamente sprecato un’occasione per mettersi in luce. E alle porte c’è Wengen, un altro bel banco di prova. Adombrato dall’attesissima discesa del Lauberhorn, il Männlichen resta uno slalom mitico ed uno dei più impegnativi, se non il più difficile, di tutto il Circo Bianco. Lì i nostri slalomisti torneranno a dare e darsi battaglia, d’altra parte prima dei Giochi rimangono poi solamente Kitzbüehl e Schladming. E la recondita speranza è che riescano a riportare la Svizzera al successo dopo quarant’anni d’attesa e l’exploit (l’unico tra i paletti stretti in tutta la carriera) di Joël Gaspoz del 1987.

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01:09

S U Adelboden, il servizio sulla gara (La Domenica Sportiva 11.01.2025)

RSI Sport 11.01.2026, 15:24

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