18 vittorie e 31 podi per lei finora in CdM
18 vittorie e 31 podi per lei finora in CdM (Keystone)

È tutto e solo merito suo

Un commento alla grande stagione di Lara Gut

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di Luca Pedroni

Diciamolo subito: Lara Gut ha un grande difetto, ed è quello di essere una ticinese di successo. La nostra regione, passionale e sanguigna perfino per le più innocue bagatelle di paese, è maestra nell'attaccare i suoi rappresentanti più in vista. Questo spesso ci porta ad amare gli "underdog", quelli che a volte ce la fanno, e a denigrare i grandi campioni. La ragazza di Comano ci ha sicuramente messo del suo nell'incrementare questa acredine, in particolare ad inizio carriera con una gestione a volte complicata dei rapporti con i media, tuttavia il rispetto per le sue prestazioni sportive se l'è ampiamente guadagnato e meritato.

Un rispetto per i risultati raggiunti che deve prescindere dal fatto che la vincitrice si chiami Lara Gut, Vreni Schneider o Michela Figini. Quando si attacca Lara, dicendo che il 20 marzo alzerà la coppa di cristallo solo grazie all'assenza di Anna Fenninger, Lindsey Vonn o Tina Maze, lo si fa gratuitamente e a torto. Lara conquisterà la generale di Coppa del Mondo perché è stata più forte delle altre atlete quest'anno. È stata più forte della Maze, che stanca della pressione ha detto basta la scorsa primavera, ed è stata più forte della Vonn, che per arrivarle davanti ha dovuto sciare spesso oltre i suoi limiti, terminando proprio per questo anticipatamente la sua stagione. Allo stesso tempo dire che la sciatrice ticinese ha vinto per mancanza di avversarie è irrispettoso nei confronti delle altre 200 ragazze che popolano il circo bianco e che ogni stagione si allenano al massimo per cullare il sogno di vincere almeno una gara.

Perché vincere alla fine è quello che conta nello sport competitivo. Un atleta si cimenta in una disciplina perché gli piace, ma un agonista lo fa con l'obiettivo di conquistare il successo. È inutile negarlo. Lara che si arrabbia quando non vince, che rilascia interviste dove non nasconde la sua delusione, è sintomo di una sana fame sportiva. Quella volontà che ti porta a dare il massimo e oltre, quella che distingue un campione da un atleta di buon livello. Non è un caso che Marcel Hirscher in Austria soffra un po' delle stesse antipatie nei suoi confronti.

 
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