dall'inviato a Londra Stefano Ferrando
Roger Federer, sereno e sorridente, sta confessando ciò che tutti avevano già esclamato al match point: "Sì, ho giocato uno dei migliori match della mia carriera" quando, in sala stampa, giunge la notizia clamorosa. Neil Stubley, capo giardiniere di Wimbledon, ha chiesto e ottenuto di requisire le scarpe di Roger Federer. Ha violato il regolamento? Una cavillo che permetta a Murray di guadagnare la Finale a tavolino? Niente di tutto ciò: è semplicemente felice per il suo prezioso manto ma non capisce come l'erba, tanto delicata, non venga minimamente rovinata, calpestata quando il basilese transita sul Centre Court.
Ovviamente si tratta di una battuta anche se un fondo di verità deve esserci: troppe volte lo abbiamo visto librarsi in volo, danzare da un angolo all'altro del campo, sfiorare gli 8 mm con una leggerezza che si pensava solo degli angeli per non credere che nel suo tennis non ci sia qualcosa di magico, se non addirittura divino.
L'unica cosa che Federer ha calpestato è stata la sicurezza che Murray aveva ricostruito con una ottima primavera e una campagna erbivora da imbattuto: le premesse c'erano visto il torneo ma, è bene ricordarlo, non sempre si riesce a mettere in atto il proprio piano perché quasi sempre l'avversario, un imprevisto, un rimbalzo storto, la sorte o il Dio del Tennis ci mettono lo zampino. Non a Wimbledon, non con questo Roger Federer. Lo stesso che quindici giorni fa presentandosi a Church Road aveva annunciato di aver portato a termine la miglior preparazione di sempre in vista del "suo" torneo, l'unico dove (ancora adesso, a quasi 34 anni) si sente il Favorito vero e che pare davvero tornato il ragazzo del 2003 tutto servizio e discese a rete. Un anno, o poco più, con Edberg lo ha convinto definitivamente a tornare attaccante vero, a rifiutare i troppi scambi da fondo, a prendere la via della rete al minimo spiraglio, giocare a quel ritmo che soffoca gli avversari, pure i più duri come Murray.
Sei match, un solo break subito (indolore per altro), meno di dieci ore per tornare in Finale e ritrovare Novak Djokovic, lo stesso avversario di un anno fa: nel 2014 tutti e due avevano convinto, tutti e due giocavano un gran tennis. Quest'anno uno, Roger Federer, un po' di più. Sì perché pare che non calpesti l'erba ma sfiori con i suoi sublimi passi di danza quegli 8mm di gloria verdissima.
Le voci dopo il match
Contenuto audio
Il servizio con Marc Rosset (Rete Uno Sport 11.07.2015, 12h30)
RSI Sport 11.07.2015, 14:57









