Dall’inviato a Ginevra Marcello Ierace
Si volta pagina, si chiude un capitolo. Il più bello della storia rossocrociata e che probabilmente (certamente, non scherziamo!) non potrà mai più essere eguagliato. Perché di Roger Federer non ne nascerà più un altro, dobbiamo essere realisti. Nessuno più sarà capace di regalare alle folle questi livelli di godimento sportivo, di divina ammirazione, di assoluta perfezione tennistica.
Oggi – anche se non è ufficiale, ma le speranze sono pari a zero – il Re depone la sua corona nazionale e lascia la squadra rossocrociata di Coppa Davis. Lo dicono i sottintesi, le mezze frasi. Lo dice il calendario di un 2016 olimpico. E, ahinoi, lo dice l’anagrafe. Nella prossima stagione ci sarà – oltre agli abituali appuntamenti con lo Slam – solo Rio nei pensieri del renano, che giustamente ha deciso di concentrarsi sull’unico trionfo che ancora gli manca: un oro a cinque cerchi a livello individuale, da fare un bel paio con quello in doppio conquistato nel 2008 a Pechino con Stan Wawrinka. Quindi per la corsa all’Insalatiera quasi certamente non ci sarà. Poi arriverà il 2017, lui andrà per i 36 e probabilmente la sua magica racchetta sarà pronta per essere attaccata ad un bel chiodo.
Quindi non ci resta che dirgli grazie. Per averci salvato anche questa volta dalla retrocessione, ma soprattutto per averci regalato, nell’apoteosi di Lilla, un trionfo collettivo di cui andremo per sempre fieri. Gioia culmine di una storia lunga sedici anni. Da quel primo successo, a 18 anni nel 1999, contro Sanguinetti su convocazione di Mezzadri. Passando dalla dolorosa sconfitta in Australia contro Hewitt nelle semifinali del 2003 e agli anni dei “grazie ma non posso”, che ci hanno fatto scendere nel purgatorio dei continui su e giù tra Gruppo Mondiale e Gruppo Europeo, andando a sfidare Polonia, Portogallo, Ecuador. Con tutto il rispetto, sia chiaro. Ma che sofferenza.
Però poi è arrivato il momento giusto e la cavalcata del 2014 resterà per sempre incisa sul gigantesco sostegno dell’Insalatiera d’argento. I 18mila del Palexpo nella semifinale contro l’Italia erano tutt’altra cosa rispetto agli ottomila scarsi di questo weekend. Ma con questi ricordi dovremo imparare a convivere, perché il futuro, soprattutto immaginando un prossimo (non lontanissimo) ritiro anche del buon Stan, non appare tanto roseo. Anche se l'entusiamo del Palexpo per la - peraltro inutile ai fini del risultato - partita di Laaksonen scalda il cuore. Non ci resta quindi che aspettare, sperando che la genetica non sia un’opinione e che Leo e Lenny vogliano un giorno seguire le orme di cotanto padre.
L'ultimo (forse) punto di Roger Federer in Coppa Davis (20.09.2015)
RSI Sport 20.09.2015, 16:08








