Semina il vento - Alessandro Perissinotto

Un libro amaro, ma assolutamente necessario per comprendere – e prevenire – l’errore di chi semina vento e raccoglierà tempesta.

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Buongiorno a tutti! Mi chiamo Sofia e studio lingua, letteratura e civiltà italiana all’USI. Oggi vi parlo di Semina il vento, un libro di Alessandro Perissinotto. Uscito nel 2011 con Piemme editori, Semina il vento vince l’anno successivo il Premio Selezione Bancarella e il Premio Fenice Europa.

Il tema trattato in questo romanzo, quasi profetico, risulta essere tristemente attuale. La storia di Giacomo, maestro delle elementari di 35 anni che scopriamo in carcere, viene raccontata proprio da lui, su consiglio dell’avvocato. Attraverso il commento di alcune fotografie la storia si svela lentamente, tenendoci in un perenne stato di tensione, perché sin da subito sappiamo che qualcosa di orribile è successo.

È la storia di una tragedia annunciata. Capire le ragioni e gli eventi che hanno portato il protagonista in questa condizione è il motore di questo romanzo, che nelle sue “sole” 251 pagine contiene una miscela di emozioni in grado di travolgere il lettore. Leggere oggi, a più di dieci anni dalla prima pubblicazione, Semina il vento, è un gesto di consapevolezza. Nella sua storia vediamo rispecchiato il mondo, l’umanità nella sua forma più distorta, più dolorosa.

“L’odio ha travolto me e Shirin, quella tempesta ha spazzato via la più bella storia d’amore che si potesse mai scrivere”. Queste sono parole del libro. Dove amore e odio si intrecciano.

Semina il vento va letto per almeno tre motivi:

  1. L’attualità dei temi trattati
  2. La maestria con la quale è scritto
  3. La profonda riflessione che inevitabilmente scatena

La storia di Giacomo Musso, protagonista del romanzo, inizia in un cella. Rapidamente però ci spostiamo a Parigi, luogo del primo incontro con quella che sarà poi sua moglie, Shirin. Una storia che in realtà parte dalla fine e procede a ritroso: con l’aiuto di 39 fotografie Giacomo ripercorre la sua vita, l’incontro, l’innamoramento e il matrimonio con Shirin, una donna di origini iraniane cresciuta a Parigi. Le differenze culturali e sociali non impediscono all’amore di crescere. Ma, come detto prima, non aspettatevi un romanzo d’amore. O meglio, non solo. In Semina il vento possiamo ritrovare un eco catulliana, un odi et amo che spinge dal basso, che ci ricorda che questi due sentimenti accompagnano l’uomo dalla notte dei tempi e che nel mondo non possono esistere l’uno senza l’altro.

Giacomo e Shirin lasciano Parigi per trasferirsi nel paesino di montagna dove lui è cresciuto. Accompagnati dalla voce di Giacomo si sembra di vivere accanto a lui, vedere i suoi ricordi felici, le vacanze in famiglia, il lavoro di maestro e l’amore per sua moglie. L’illusione di una quotidianità che scorre serena si rompe, man mano, un pezzo alla volta. È un susseguirsi di piccoli eventi, all’apparenza banali, ma come una palla di neve che rotola dalla montagna, si ingigantisce sempre più, fino a diventare una valanga inarrestabile. Shirin si ritrova sempre più esclusa, sempre più sola. Emerge il ruolo del gruppo, l’importanza dell’integrazione, che non arriverà, e dell’amore, che non basterà a salvarli.

Semina il vento si legge rapidamente. È scorrevole, pare di sentire qualcuno leggercelo ad alta voce. E proprio questa voce, che rende così umana e così verosimile questa storia, fa da cardine al romanzo. Le sensazioni che vive Giacomo, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, sono la forza di questo racconto. Non sappiamo invece mai cosa prova Shirin, ma proviamo a immaginarlo.

L’odio non si controlla; l’odio rompe gli argini e dilaga, si alimenta di se stesso e travolge tutto: il ventesimo secolo ce l’ha insegnato, ma noi non abbiamo imparato nulla. Chi semina il vento raccoglierà tempesta.”

Con queste parole io vi suggerisco di leggere Semina il vento di Alessandro Perissinotto. E leggendolo, forse, qualcosa impareremo.