Armando Ceroni ospita l’ex portiere e allenatore nella nuova stagione de LARMANDILLO, dedicata alla storia dei Mondiali.
I Mondiali si avvicinano e Larmandillo ripercorre la storia del più grande appuntamento del calcio. Un viaggio nel tempo che parte da Dino Zoff, simbolo di un calcio fatto di rigore morale e valori sportivi, e da Mexico 70. Fu l’edizione della leggendaria semifinale tra Italia e Germania, la celebre “partita del secolo”, ricordata da Zoff come “drammatica, favolosa, triste. Poi l’esplosione di felicità”.
Ma è parlando del calcio di oggi che Zoff diventa più diretto. Il bersaglio sono le simulazioni e l’idea di “furbizia” sempre più tollerata nel gioco. “Il VAR è una cosa buona. Portato all’eccesso diventa cattivo. Basta che uno si butti per terra e faccia credere di essere morto”, osserva, rimpiangendo un calcio in cui, come ricorda Ceroni, giocatori come Maradona o Zico prendevano colpi durissimi ma si rialzavano subito.
Per Zoff la questione è soprattutto culturale. “La parola che odio è furbo”, afferma senza giri di parole. “Cosa significa? È stato furbo a farsi dare rigore… è stato furbo… ha rubato. Perché dobbiamo trasformare le parole per giustificarlo?” Un principio che per lui dovrebbe restare alla base dello sport: “Io devo sapere che tu sei più forte di me, non che sei più furbo perché mi rubi”.
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