Paradiso, canto XIX

Guido Calgari legge e commenta il XIX canto del Paradiso. L'aquila apre le ali e comincia a parlare in prima persona, esprimendo il pensiero dei beati che la compongono, dicendo che l'intelligenza degli uomini non può arrivare a comprendere l'imperscrutabile giustizia divina e deve attenersi alla Sacra Scrittura: la volontà di Dio deve essere creduta buona in sé stessa e tutto ciò che è voluto dall'Essere supremo necessariamente giusto. Gli spiriti spiegano quindi a Dante che in Paradiso non è mai salito chi non credette in Cristo. Concludendo le proprie parole l'aquila augura al regno di Ungheria di non lasciarsi più maltrattare dai suoi re e al regno di Navarra di difendersi dalla potenza francese.

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