Paradiso, canto XVII

Renato Regli legge e commenta il XVII canto del Paradiso. Dante chiede a Cacciaguida di rivelargli le future vicende della sua vita, e gli risponde dicendo che la conoscenza dell'avvenire gli deriva da Dio: il poeta dovrà partire da Firenze e la colpa dell'esilio sarà attribuita inevitabilmente all'offeso, anche se la vendetta divina offrirà testimonianza della verità. Il discorso si conclude con l'ammonimento a non odiare i concittadini, perché la gloria di Dante durerà oltre il tempo nel quale essi saranno puniti delle loro malvagità. Il poeta si rivolge allora al proprio avo per esporgli un dubbio: se divulgherà le cose apprese durante il viaggio teme di incorrere nell'odio di molti ma, se le tacerà, teme di non conseguire fama presso i posteri. Lo spirito gli risponde che solo le coscienze offuscate dal peccato sentiranno l'asprezza delle sue parole: che egli narri tutto ciò che ha veduto perché la sua voce costituirà "vitale nutrimento" per l'umanità.

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