Paradiso, canto XVIII

Guido Calgari legge e commenta il XVIII canto del Paradiso. Dante si accorge di essere salito al cielo successivo, quello di Giove; e qui, gli spiriti, sfavillanti d'amore, tracciano alcune lettere dell'alfabeto. Alla fine si sono formate trentacinque lettere che costituiscono la frase "Diligite iustitiam qui iudicatis terram". A tal segno Dante comprende che la giustizia dipende - nel mondo - dagli influssi celesti di Giove e prega Dio di rivolgersi al luogo d'origine di tante corrotte passioni, disperdendo il dilagante traviamento della Chiesa.

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