L'Azienda

E dopo il TG, Valentina e Luca ci raccontano le Olimpiadi

In “È gia domani”, un riassunto della giornata olimpica, in onda ogni giorno alle 20.40 su LA 1. Li abbiamo incontrati per capire che Olimpiade stanno vivendo.

  • 28.07.2021, 13:14
cravero invernizzi

Valentina Cravero e Luca Invernizzi conducono ogni giorno “È gia domani”, un riassunto della giornata olimpica, in onda alle 20.40 su LA 1. Li abbiamo incontrati per capire che Olimpiade stanno vivendo.

Valentina, siamo abituati a vederti autorevole voce del telegiornale, mentre in questi giorni eccoti subito dopo il TG alle prese con le Olimpiadi: è per te la prima esperienza con lo sport? Come ti trovi?

Sì allo sport è la mia prima esperienza, ma già al TG ho sempre seguito volentieri le storie sportive perché mi emozionano molto. Ricordo di aver fatto un servizio sull‘addio al basket di Kobe Bryant senza aver mai visto una partita di basket (forse non dovrei dirlo); in quella lettera che lui scrisse (da cui non a caso poi e stato fatto un cortometraggio che ha vinto un Oscar) c‘era già tutto: c‘era una storia d‘amore, c‘era il sogno di un bambino, c‘erano i sacrifici di un atleta che voleva dare il meglio di se stesso, c‘era l‘ammissione di non riuscire più a dare quanto avrebbe voluto. Per me lo sport è la più bella metafora della vita e per questo mi piace raccontarlo. Resto comunque molto ignorante in materia, mi sento molto a disagio davanti alla preparazione, alla cultura e alla memoria sportiva dei colleghi dello sport che ammiro molto. Hanno dei ritmi davvero frenetici, specialmente durante i grandi eventi come questo; erano reduci da un Europeo intenso e nonostante la stanchezza stanno raccontando questi giochi di Tokyo, che sono molto difficili dal profilo organizzativo e logistico (sia per il Covid che per il fuso), con una tale passione che mi ha incantata e contagiata. A farmi sentire sempre a mio agio in questa avventura per me del tutto nuova è stato però Luca che mi sta guidando e accompagnando con professionalità, esperienza ed entusiasmo, grande pazienza e gentilezza. C’è stata subito sintonia tra noi, grande rispetto e soprattutto ci stiamo divertendo molto. Un grazie speciale va però anche a mio marito Giacomo che, oltre al suo importante sostegno morale, mi aiuta, insieme ai nonni, nella gestione di nostro figlio Giorgio di un anno; senza di lui sarebbe stato impensabile seguire le Olimpiadi e poter lavorare 17 giorni consecutivi. Una sfida che ho accettato con piacere anche per dimostrare alle mamme e anche ai papà, che si possono conciliare lavoro e famiglia.

Come è nata questa tua collaborazione con la redazione sportiva?

Non saprei dire com’è nata esattamente questa collaborazione. Forse perché ai colleghi dello sport era arrivata voce della mia passione; mi è sempre piaciuto praticare sport (più che vederlo in tv), amo proprio fare fatica; non sono mai stata competitiva (la vera sportiva della famiglia è mia sorella Eleonora, campionessa svizzera di nuoto) se non con me stessa, mi piace superare i miei limiti e nel 2019 ho fatto diverse gare e mi sono messa alla prova. La più emozionante è stata sicuramente la maratona di New York. È stato allora che mi è stato proposto di condurre una trasmissione sulle Olimpiadi. Dopo un paio di riunioni in cui avevamo già pensato a come strutturare la trasmissione insieme a Luca e al nostro regista David Flury, scoprì di essere incinta. Una gioia grandissima, ma allo stesso tempo mi resi conto che avrei dovuto rinunciare perché Giorgio sarebbe arrivato proprio nei giorni delle Olimpiadi. Poi è arrivata la pandemia, le Olimpiadi sono state rinviate di un anno ed ora eccoci qui! Forse era destino.

Segui o pratichi qualche sport in particolare? C’è qualche sport olimpico che segui con maggiore interesse?

Sì come detto amo più praticarlo lo sport che seguirlo alla tv. Mi piacciono tutti gli sport di fatica e questo mio marito ancora fatica ad accettarlo perché spesso suo malgrado lo costringo ad accompagnarmi nelle mie salite in montagna o in bicicletta, mentre lui, che è stato uno sportivo vero perché ha giocato a calcio in serie A, ama lo sci e ama prendere il sole sulla sdraio! Da bambina ho fatto moltissimi sport senza mai eccellere in niente; ricordo che iniziai a nuotare perché ci andava già mia sorella e poi perché ero un po‘ cicciottella e mia mamma sperava così di farmi dimagrire un po‘. Feci una sola gara però perché rimasi traumatizzata dal debutto: il mio allenatore, si chiamava Vasco, si sbagliò (o almeno così mi disse) e mi iscrisse ai 200 misti invece che ai 200 rana. Arrivai ultima ovviamente, ma molto molto dopo le altre. Fu imbarazzante. Continuai a nuotare, a fare gli allenamenti ma non feci mai più una gara di nuoto. Poi da adolescente arrivo la passione per il fitness e solo più recentemente per la corsa.

Alla tv come detto solitamente non seguo molto lo sport a parte il calcio perché la tele a casa è una sola e quando c’è la Champions o le partite importanti il telecomando non è in mano mia. Ma le Olimpiadi le seguo con un altro entusiasmo perché davvero, al di là della bandiera di appartenenza, quando vedo gli atleti (specialmente gli outsider) che si commuovono sul podio, o compiere imprese impossibili mi commuovo con loro e ho la pelle d‘oca.

Il tuo personaggio sportivo preferito?

A costo di sembrare banale non ho dubbi a rispondere con un solo nome: quello di Roger Federer. D‘altronde come si fa a non amarlo? Oltre ad essere un tennista eccezionale é un signore dentro e fuori dal campo! Sempre sorridente, mai arrogante, educato, solidale e gentile! Manca molto in queste Olimpiadi. Mancherà molto al tennis quando smetterà, anche se spero il più tardi possibile! Non sono della scuola che pensa „avrebbe dovuto lasciare quando vinceva tutto“. É vero, bisogna saper dire basta (e per un campione del suo livello non è mai facile), bisogna lasciare spazio ai più giovani, ma il bello di Federer secondo me è che lui si diverte, ama davvero giocare a tennis al di là dei risultati che ottiene. E lo fa con grande umiltà. Federer non è Buffon, Federer non sarà mai patetico, dovesse continuare a giocare per altri 10 anni!

Tu Luca e Valentina Cravero siete la “coppia olimpica” che presenta ogni giorno “È gia domani”, lo speciale su Tokyo 2020. A voi dunque l’arduo compito di presentarci un riassunto in 20 minuti tutta la giornata olimpica, è complicato gestire questa abbuffata di sport?

Più che complicato è stimolante, poiché siamo chiamati a raccontare in un unico racconto le tante storie che notte dopo notte, mattinata dopo mattinata, i nostri colleghi commentano, analizzano, regalandoci quelle emozioni che solo lo sport sa proporre. In fondo – se penso alla mia esperienza personale - racconto quello che se non facessi il giornalista, pagherei per vivere in prima persona. Più che di compito parlerei di privilegio.

Entrambi avete esperienza come giornalisti dell’attualità e complice la pandemia mai come in questa Olimpiade attualità e sport si intrecciano. Che Olimpiade stiamo vivendo da questo punto di vista?

Un’Olimpiade evidentemente diversa, ma che – almeno questo è il mio augurio – forse rappresenta una svolta verso quell’auspicato ritorno alla normalità che tutti attendiamo da mesi. Credo che la prudenza giapponese sia in questo senso un segnale di giusto equilibrio fra il fare, ma non a tutti i costi.

Segui o pratichi qualche sport in particolare? C’è qualche sport olimpico che segui con maggiore interesse?

Un giornalista sportivo è per definizione onnivoro, ma evidentemente accanto al giornalista c’è anche l’appassionato e il tifoso (inutile nascondersi). E allora se proprio devo scegliere uno sport, direi il disco su ghiaccio. Sono invece molto meno onnivoro nella pratica, ma si sa, i calzolai calzano scarpe rotte….

Il tuo personaggio sportivo preferito?

Mohammed Ali senza esitazione alcuna. Per quello che ha dato alla boxe, per quello che ha consegnato alla storia nel difficile cammino verso il riconoscimento della gente di colore negli Stati Uniti, per quella torcia che ha acceso ad Atlanta nel 1996 con la mano tremante, con i passi insicuri, ma con quell’immutato e immutabile fascino di un uomo diventato leggenda vivente

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