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Trappole in rete

Puntata del 23.2.24 - I raggiri online in crescita. Patti chiari denuncia i tranelli più diffusi

  • 23 February, 20:30
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Trappole in rete

Patti chiari 23.02.2024, 21:10

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Di: Igor Staeheli, Olmo Invernizzi, Nicola Agostinetti, Aron Anselmi

Immaginate di camminare per strada e dietro a ogni angolo c’è qualcuno che tenta di rubarvi il portafoglio. È un po’ quello che succede sempre più spesso nella grande rete con le cosiddette truffe online: pensate che solo in Ticino si registrano in media un centinaio di denunce all’anno per le cosiddette “cybertruffe”. Utilizzando sistemi e stratagemmi sempre più sofisticati, i criminali riescono ad ingannare gli ignari acquirenti con la vendita dei più svariati oggetti: televisori, macchine fotografiche, asciugacapelli, borsette di marca e tanto altro ancora. E quasi sempre la richiesta è quella di pagare anticipatamente. Per cercare di tutelarsi, di solito l’acquirente si fa dare nome della persona, indirizzo, numero di conto bancario, carta d’identità… tutto sembra in regola… e allora si paga. Ma poi arriva la doccia fredda: pochi giorni dopo il pagamento, il misterioso venditore scompare nel nulla e si scopre che in realtà quei dati erano fasulli e l’identità era stata rubata a un’altra persona. E quando si va in polizia per sporgere denuncia, spesso la risposta degli inquirenti è “lo sappiamo ma non possiamo fare nulla”. Anche perché effettivamente risalire ai colpevoli si rivela missione quasi impossibile.

Ne sa qualcosa una famiglia ticinese che recentemente ha chiesto aiuto a Patti chiari. Il motivo? Da un giorno all’altro si è vista piombare in casa a tutte le ore una lunga fila di acquirenti dei più svariati oggetti… biciclette, macchine fotografiche, televisori. E molti di loro avevano pagato anticipatamente la merce. In realtà da vendere la famiglia non aveva proprio nulla. Un vero e proprio incubo che si trascina ormai da mesi e all’orizzonte non si vede una soluzione.

E poi c’è un’altra truffa che va per ma maggiore ultimamente in tutta la Svizzera, un’offerta di lavoro che arriva con un messaggino sul telefono, via Whatsapp o via Telegram.

Ma perché non si riesce a fare nulla contro queste pratiche? E il cittadino come dovrebbe comportarsi in questi casi? Nello studio di Patti chiari le risposte e i consigli di inquirenti e specialisti e i racconti delle vittime.

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