Al dodicesimo giorno di guerra in Medio Oriente saremmo già, secondo molti analisti, sull’orlo di uno “choc sistemico”. Il blocco navale iraniano dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas, e la conseguente impennata dei prezzi di benzina e gas hanno portato nelle scorse ore i vertici del G7 a considerare il ricorso alle “riserve strategiche” mondiali di greggio, uno stock che per obbligo i Paesi dell’OCSE detengono capace di garantire 90 giorni di autonomia energetica.
Si discute da due giorni il possibile rilascio collettivo di 300 o 400 milioni di barili, per rassicurare mercati e operatori economici e scongiurare le ripercussioni del caro-petrolio. Ne parliamo con l’economista Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca e consulenza in campo energetico e ambientale, professore presso l’università di Bologna ed editorialista per l’energia del Sole 24 Ore.
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