Roma a Villa Farnesina è in corso una mostra che vede protagonista la letteratura italiana scritta a mano, ovvero gli autografi: carte, manoscritti, pergamene che ci introducono nell’officina degli scrittori e delle scrittrici intenti – fra bozze, appunti, rifacimenti e varianti – a dare vita ai capolavori della storia della letteratura italiana. Dal Decameron del Boccaccio ai manoscritti dell’Orlando Furioso, dalle Operette morali di Leopardi fino agli appunti di Montale, la mostra, intitolata “Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana”, è il capitolo conclusivo del decennale progetto “Autografi dei letterati italiani” curato da Matteo Motolese ed Emilio Russo.
Sul valore delle carte autografe, fra manoscritti perduti del passato, filologia d’autore novecentesca e un futuro sempre più digitale (d’autore?), abbiamo palato con Matteo Motolese, professore ordinario di Linguistica italiana alla Sapienza Università di Roma, e Giuseppe Antonelli, professore di Storia della lingua italiana all’Università degli Studi di Pavia è presidente del Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei.
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