Sabato 25 aprile, a Los Angeles è stata pronunciata una sentenza storica che tocca l’ambito del capitalismo digitale e del rapporto tra Big tech e dipendenze: una giuria ha condannato Meta e Google a risarcire, con 6 milioni di dollari, una giovane donna, che dopo un uso precoce e prolungato di YouTube e Instagram ha sviluppato depressione, ansia e dismorfismo.
Questa condanna ha generato sollievo in molte persone, preoccupate per l’effetto che social e algoritmi hanno sul cervello e sulla salute mentale delle persone, soprattutto dei giovani... Ma ha attivato anche molte domande: Possiamo davvero parlare di “dipendenza” in questo contesto? Quali pratiche di resistenza gli utenti potrebbero adottare contro il capitalismo delle piattaforme? E poi, al di là delle questioni etiche, quali sono i problemi sociologici e politici più urgenti che riguardano queste aziende? Ne abbiamo parlato con Tiziano Bonini, professore in media studies all’Università di Siena.
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