L’Università della Svizzera italiana ha celebrato sabato il suo 30esimo Dies Academicus. Nata dopo un lungo travaglio politico e istituzionale per dotare il Ticino di un ateneo capace di attrarre talenti, favorire la ricerca e portare la Svizzera italiana sulla scena internazionale, l’USI iniziava il suo cammino nell’anno accademico 1996–1997. Trent’anni dopo è una realtà consolidata, cresciuta fino a contare sei facoltà e quasi 5’000 studenti.
Oggi però l’università vive uno dei momenti più complicati della sua storia: nel giro di pochi anni ha vissuto la partenza anticipata di due rettori, prima Boas Erez e poi Luisa Lambertini, ed è attualmente guidata da un rettore ad interim. Sullo sfondo, un contesto finanziario difficile: ai tagli federali alla ricerca annunciati lo scorso anno si aggiunge, ed è notizia delle ultime settimane, un forte ridimensionamento del contributo cantonale che sarà ridotto di quasi 6 milioni a partire dal 2027.
Delle scelte decisive che l’USI si trova a dover affrontare abbiamo discusso con Gabriele Balbi, attuale rettore ad interim dell’Università della Svizzera Italiana e Piero Martinoli, presidente dell’USI tra il 2006 e il 2016.
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