August Strindberg
August Strindberg (Wikipedia)

L’utopia e la realtà: gli anni svizzeri di August Strindberg

Serie estiva sull'attualità, di Mattia Mantovani

Da lunedì 07 a venerdì 11 agosto 2017 alle 17:40

Grandissimo scrittore e drammaturgo, tra i primi ad individuare nelle forme e nelle strutture della società moderna quello che Sigmund Freud definirà poi “il disagio della civiltà”, ma soprattutto individuo inquieto, scisso e lacerato (e anche in questo modernissimo, con la sua idea dell’esistenza come «lotta dei cervelli»), costantemente in cerca di coordinate umane ed artistiche in grado di conferire senso e contenuto alla vita, lo svedese August Strindberg, nato nel 1849 e morto nel 1912, trascorse in Svizzera tre anni molto intensi e movimentati, dal 1884 al 1887. Strindberg visse inizialmente sul Lago Lemano, poi nel Canton Argovia e infine sulla cosiddetta “Riviera” del Lago di Lucerna a Weggis e Gersau: frequentò gli anarchici russi nella zona tra Losanna e Ginevra, strinse un sodalizio col connazionale e futuro Premio Nobel Verner von Heidenstam nell’idillio agreste dell’Argovia,  e durante i mesi trascorsi sul Lago di Lucerna si dedicò a studi molto avanguardistici sulla fotografia e sull’immagine. Ma gli anni svizzeri di Strindberg furono molto produttivi anche dal punto di vista letterario, con la pubblicazione del ciclo di novelle “Sposarsi” (che gli valse un processo per blasfemia e nell’autunno del 1884 lo obbligò a un precipitoso ritorno in patria per difendersi dalle accuse), con la stesura di gran parte del ciclo autobiografico “Il figlio della serva” e soprattutto con un altro ciclo di cosiddette “novelle svizzere o del Lemano” che nella versione definitiva prese il titolo di “Utopie nella realtà”. Mattia Mantovani propone un viaggio in cinque tappe negli anni svizzeri di Strindberg con letture dei testi e con l’ausilio di un ospite d’eccezione, lo scandinavista Franco Perrelli, docente di discipline artistiche al DAMS dell’Università di Torino e tra i massimi esperti di Strindberg a livello internazionale.
 

07.08.17 - La terra delle utopie
La prima puntata della serie dedicata al soggiorno svizzero di August Strindberg è incentrata sull’arrivo dello stesso Strindberg in Svizzera nel gennaio 1884. Le prime impressioni che lo scrittore e drammaturgo svedese ricava dalla contemplazione della natura e del paesaggio fanno nascere in lui l’idea della Svizzera come terra delle utopie, non ancora guastata dall’avanzare del progresso e dalle menzogne e contraddizioni della cultura. È in questo frangente che nasce anche l’idea del ciclo narrativo delle “novelle svizzere”, che poi usciranno col titolo “Utopie nella realtà”. La Svizzera di Strindberg come terra delle utopie. Ce la racconta Mattia Mantovani…


08.08.17 - Sul Lago Lemano
L’ambientazione della seconda puntata della serie dedicata al soggiorno svizzero di August Strindberg è costituita dal Lago Lemano, nella zona tra Losanna e Ginevra, dove il grande scrittore e drammaturgo svedese, provenendo da Parigi, si stabilì all’inizio del 1884. La zona del Lemano, per Strindberg, è una specie di patria elettiva. Si tratta infatti della zona che offre rifugio agli esuli anarchici russi, che propugnano un’idea di socialismo che sente particolarmente affine, e soprattutto è la zona dell’amatissimo Rousseau, che per Strindberg costituisce un punto di riferimento assolutamente imprescindibile. Il Lemano, quindi, come patria elettiva, e il paesaggio svizzero come elemento risanatore in un’Europa scissa e dilaniata. Ce ne parla Mattia Mantovani…


09.08.17 - In Argovia: nobiltà e cinismo
Nella terza puntata della serie dedicata al suo soggiorno svizzero troviamo uno Strindberg completamente cambiato. Il periodo delle utopie e della simpatia per il socialismo è giunto al termine. Lo scrittore è stato costretto a un precipitoso ritorno in Svezia per difendersi dalle accuse di blasfemia legate a un passo di una novella del ciclo narrativo dal titolo “Sposarsi”. L’accusa è strumentale e sostanzialmente ingiusta, il processo si chiude con un’assoluzione di facciata, ma la vicenda lascia segni indelebili su Strindberg. Lo ritroviamo quasi due anni dopo, nel 1886, in quel di Othmarsingen, nel Canton Argovia, in un paesaggio profondamente diverso e in uno stato d’animo completamente mutato. È il periodo del suo avvicinamento a una visione del mondo di impronta nietzscheana e aristocratica, quella che poi si troverà in romanzi come “Ciandala” e “Sul mare aperto”. Il microfono a Mattia Mantovani e al suo ospite…


10.08.17 - Weggis e Gersau: la “Riviera”
Il teatro degli ultimi mesi del soggiorno svizzero di August Strindberg, nell’autunno-inverno 1886-1887, è costituito dalla cosiddetta “Riviera” del Lago di Lucerna, nella zona di Weggis e Gersau. Di ritorno dalla Francia, dove ha raccolto materiali per un libro sulla vita dei contadini e sulle zone rurali, Strindberg si accinge alla stesura dell’autobiografia e traccia un primo bilancio della propria vita, gettando anche le basi per la produzione degli anni a venire, che lo vedranno impegnato in differenti ambiti della creatività, non solo nella narrativa e nel teatro, ma anche nella pittura, nello studio della luce e perfino nell’alchimia. La parola a Mattia Mantovani e al suo ospite…


11.08.17 - La “ruvidezza” come eredità
Quinta e ultima puntata della serie dedicata agli anni elvetici di August Strindberg, il grande scrittore e drammaturgo svedese che trascorse in Svizzera tre anni molto densi tra il 1884 e il 1887, scrivendo tra l’altro un ciclo di cosiddette “novelle svizzere” dal titolo “Utopie nella realtà”. In “Utopie nella realtà”, proprio prendendo spunto dall’esperienza in terra elvetica, Strindberg svolge considerazioni molto profonde sui guasti della civiltà e del progresso e invoca un ritorno alla “rozzezza” e alla “ruvidezza”, ai dati elementari dell’esistenza. Mattia Mantovani, con l’aiuto del suo ospite, traccia un bilancio degli anni svizzeri di Strindberg e ne individua i tratti che continuano a parlare alla nostra sensibilità…

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