(Keystone)

Christian Pabst

di Sergio Albertoni e Valerio Corzani

Il nostro prezioso ospite di oggi è un pianista di origini tedesche ma italiano di adozione. Classe 1984, dopo 15 anni vissuti ad Amsterdam e una serie innumerevole di concerti in giro per il mondo, Christian Pabst nella primavera del 2020 ha infatti deciso di trasferirsi stabilmente a Perugia. “Mi sono trasferito in Italia nella primavera del 2020, durante la pandemia. Mi sento molto più sereno a Perugia. Ho l’impressione” – dice Pabst - “di avere più spazio, più contatto con la natura e, soprattutto, dei rapporti umani più semplici e profondi. È difficile trovare tutte queste cose nelle grandi città dove conta solo il business. Adesso sono contento perché invece di correre ogni giorno, posso concentrarmi al cento per cento sulla mia famiglia e sulla mia musica”. Oggi ci parlerà in particolare della sua più recente fatica discografica, Balbec. Balbec è un luogo che non si trova in nessuna mappa, una città costiera – e immaginaria – resa immortale da Marcel Proust nel suo monumentale romanzo “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, dove il protagonista trascorre le estati della sua giovinezza. L’album di Pabst, il quarto come leader, non è il frutto di una lettura illuminata, né ha la pretesa di essere un omaggio alla città di Proust. Accanto al pianoforte di Christian Pabst, ci sono il contrabbasso del tedesco André Nendza e la batteria dell’olandese Erik Kooger. Suoni netti, limpidi, sorretti da solide architetture armoniche, una ritmica serrata su cui possono muoversi ampie melodie. In Balbec c’è tutta la luce delle coste del Nord e la fascinazione per tutto ciò che è futuribile.

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