Il nostro ospite di oggi è un artigiano del suono e delle immagini, un autore che lavora al confine tra discipline, un compositore che trasforma ogni progetto in un’esperienza sensoriale e intellettuale. Che si tratti di un film, di un videoclip, di un’installazione o di un brano strumentale, la sua firma è riconoscibile per profondità, visione e poetica. Il progetto che assorbe maggiormente le energie creative di Marco Molinelli è C’mon Tigre, un collettivo artistico che fonde generi e media cercando di costruire un linguaggio sonoro visivo ispirato alle tradizioni globali e alle sperimentazioni contemporanee. La loro discografia cresce in intensità, culminando in un lavoro visionario che mescola narrazione, IA e musica. Il collettivo C’mon Tigre si articola attorno a un duo fondatore anonimo – due musicisti originari di Ancona, ora basati a Bologna – che preferiscono mantenere riserbo sulle loro identità personali. Oggi ci concediamo un’eccezione rivelando nome di uno di loro, ma va detto che il gruppo vive e respira grazie a una comunità variabile di oltre trenta musicisti e artisti, selezionati di volta in volta in base alle necessità del progetto: in studio e dal vivo, il collettivo si avvale di talenti tra jazz, funk, elettronica e world music, da Seun Kuti a Mick Jenkins, da Colin Stetson a Giovanni Truppi.
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