Storie di donne tra pubblico e privato
Enrichetta, monaca per forza
di Silvio Maestranzi
Regia: Claudio Laiso
Interpreti: Mariangela Welti, Flavia Soleri, Mario Bajo, Gabriella Franchini, Diego Gaffuri, Vittorio Quadrelli, Mario Rovati, Lauretta Steiner, Antoinette Werner.
Realizzazione tecnica: Gianenrico Meroni, montaggio: Wilma Crivelli
Produzione 1994
DOMENICA IN SCENA
domenica 26 aprile 2015 - ore 18:05 ca.
Da Storie di donne tra pubblico e privato di Silvio Maestranzi, Enrichetta, monaca per forza evoca le struggenti memorie della patriota, scrittrice e giornalista principessa Enrichetta Caracciolo (1821-1901). Una giovane bella, intelligente, romantica anelante alla vita e all’amore che ha la somma sfortuna di nascere e vivere a Napoli durante l’ultimo ottuso regime dei Borboni, sotto la tirannica alleanza tra trono e altare.
La morte inaspettata del padre Fabio Caracciolo, un maresciallo borbonico discendente dei principi di Forino, e le nuove nozze a Reggio della madre Teresa Cutelli, gentildonna di piccola nobiltà palermitana, lasceranno la fanciulla, quinta di sette figlie, senza altra scelta che accettare, diciannovenne nel 1840, la vita claustrale come novizia del convento benedettino di San Gregorio Armeno a Napoli. Presi i voti nel 1841, è soprattutto la grettezza di consorelle semianalfabete a rendere il convento una tomba da dove pensare di evadere a tutti i costi. Dopo vent’anni d’infinite peripezie, Enrichetta riuscirà a entrare a tutti gli effetti nella cospirazione antiborbonica, facendo clandestinamente ritorno a Napoli dove cambia in sei anni 18 abitazioni e 32 donne di servizio e adotta altre minuziose contromisure per depistare la polizia. Il 7 settembre 1860, Enrichetta può stringere la mano a Garibaldi mentre assiste in Duomo alla messa di ringraziamento per la fuga di Franceschiello. Lo stesso giorno lei depone sull’altare il suo velo nero di monaca.
Le nozze di rito evangelico con il garibaldino napoletano di origine tedesca Don Giovanni Greuther dei Duchi di Santa Severina inaugurano la sua seconda vita. Nonostante il grande impegno politico e civile per i diritti femminili, l’adesione alla massoneria a molte altre associazioni, il lavoro giornalistico (fu corrispondente de La rivista partenopea di Napoli, La Tribuna di Salerno e Il Nomade di Palermo) e l’attività letteraria (dopo le memorie pubblicherà vari scritti tra cui nel 1866, Un delitto impunito: fatto storico del 1838. Dramma in 5 atti e Proclama alle Donne d’Italia, la raccolta di poesie satiriche contro le superstizioni, I miracoli ,1874) non avrà mai alcun riconoscimento ufficiale del parte del governo italiano. Muore, ormai del tutto dimenticata, all’alba del nuovo secolo.


