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Domenica in scena

Se mi vuoi io ci sono - Marilyn Monroe

Originale radiofonico di Margherita Coldesina

  • Ieri
  • 54 min
  • Opera di Margherita Col-daisy-na, carboncino e acrilico su tela
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Domenica 7 giugno 2026 ore 17:30
On-line dal 1.o giugno 2026

Con: Alessandra Felletti, Claudio Moneta, Diego Pitruzzella e Margherita Coldesina.
Presa del suoni sonorizzazione ed editing: Thomas Chiesa
Regia: Margherita Coldesina
Produzione: Francesca Giorzi

Mia nonna era del ’26. Si chiamava Margherita, come me, e però tutti la chiamavamo Mutti – che in svizzero tedesco vuol dire mamma. Era un po’ la mamma di tutti infatti, mia nonna, la quale, proprio pochi giorni fa, avrebbe fatto 100 anni.
Aveva i capelli come si portavano una volta: quelle acconciature altmodisch, quel cotonato-gonfio che è il risultato di ore e ore sotto al casco del parrucchiere. Di quel biondo caramellato, scuretto, né sconcio, né casto. Ma è un altro centenario che voglio festeggiare qui: quello cristallizzato in una stella al civico 6774 di Hollywood Blvd. Ma più che stella: star, visto che quella stella in ottone color bronzo, incastonata in una piastrella di terrazzo rosa accanto alle altre 2800 stelle che adornano i marciapiedi della strada più famosa di Los Angeles, quella stella è di Marilyn Monroe. Poco più in giù, al civico 6925, nel 1960 MM affondava mani e tacchi a spillo nel cemento; per lasciare le famose impronte, e per regalarsi l’eternità. Nello stesso anno, quando aveva 34 anni e ne mancavano solo due alla sua morte così prematura, veniva candidata a miglior attrice in un film commedia per A qualcuno piace caldo. Sì, per il ruolo di Sugar nel cult movie di Billy Wilder: l’ukulele in una mano, la fiaschetta di whisky nell’altra e, a fissarle i fianchi e il generoso décolleté i due trans ante litteram Jack Lemmon e Tony Curtis. Che però mica volevano diventare donne per davvero, loro: era per salvarsi la pelle, visto che “scappavano dai gangster”, nel film.
Se non vera, una maledizione severa, visto che entrambi avevano una cotta per Sugar. E dev’essere proprio una maledizione anche quella che confina il ricordo di Marilyn Monroe a dumb blonde, bionda svampita. Quando invece, credetemi, bagnava il naso anche ai cosiddetti intellettuali dell’epoca. E mica solo dell’epoca, visto che la tendenza a generalizzare trascende i recinti del tempo. Sarebbe larga mezzo metro e lunga altrettanto la sua torta di compleanno, perché 100 sono le candeline che avrebbe spento quest’anno Marilyn il 1. giugno.
Mi ha rapita coi suoi diari inediti, i suoi Fragments, anni fa. Stella miracolosa, occhi con dentro pioggia e vento, un po’ mi ricorda Rimbaud, e un po’ un cucciolo di labrador. Se vuoi rivivere io ci sono, Marilyn Monroe ricalca, nella forma dell’intervista impossibile, gli omologhi rapimenti di cui sono stata (piace-volmente) vittima: quelli per mano di Sofia Loren e (per penna) di Anne Sexton. Con un tuffo all’indietro alla fine degli anni Cinquanta, ho immaginato di intrufolarmi nel camerino di Marilyn mentre – calata nell’irrinunciabile vasca da bagno litiga al telefono.
Il radiodramma promuove una MM assai meno patinata di quella cui siamo avvezzi. Togliamola questa polvere che si è posata negli angoli meno luccicanti e prevedibili della sua vita! Dall’infanzia desolante ai troppi matrimoni, passando per i suoi proverbiali ritardi, le battute mai imparate a memoria; e poi il sesso, l’insospettabile acume, le derive psichiche, le idee di sinistra. Per non parlare di tutte quelle uova pucciate nel latte tiepido che si faceva a colazione.

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