08.07.18 Firenze e il Cinquecento di Niccolò Machiavelli. Incontro con Maurizio Viroli

Carlo Dionisotti a Lugano - Ciclo di incontri pubblici prodotti da RSI Rete Due

Con fine ironia torinese, Carlo Dionisotti ha scritto che gran parte dei suoi saggi machiavelliani «mostrano l’impaccio di gente che arriva tardi, con l’abito della festa, quando la festa è già finita da un pezzo». Nell’‘Epilogo’ alle Machiavellerie (Torino, Einaudi, 1980) rivela che Machiavelli non fu un autore dei suoi anni migliori e che nell’avvicinarsi ai suoi scritti dovette superare il disgusto per quel «machiavellismo che la crisi politica dell’Europa aveva riesumato e rimesso di moda». Eppure, nonostante le difficoltà, Carlo Dionisotti è riuscito con i suoi studi a liberare l’immagine di Machiavelli da tante incrostazioni che maldestri interpreti avevano accumulato grazie alla finezza della sua analisi filologica, all’attenzione scrupolosa alla vita, oltre che ai testi, degli autori, e soprattutto grazie alla sua esemplare onestà intellettuale.