Suoni, memoria, cosmopolitismo

di Letizia Bolzani

Esistono forme musicali in Africa in cui il suono dei clacson racconta la storia degli uomini che guidavano i camion su cui quei clacson erano montati. Steven Feld, antropologo, etnomusicologo e musicista americano, ci parla di questo (e di molto altro) nel suo "Jazz cosmopolita ad Accra "(Edizioni Il Saggiatore). Precedentemente, nel volume "Suono e sentimento", edito anch’esso da Il Saggiatore, ci aveva raccontato come i canti degli uccelli, in Papua Nuova Guinea, raccontino la storia dei morti. Nella musica può risiedere la memoria, e il senso del sacro. Queste ricerche, inoltre, ci mostrano come culture musicali apparentemente lontane possano entrare in relazione, rinvigorendosi a vicenda. Il jazz di Philadelphia reinterpretato in Ghana, ad esempio, è un’emozionante dimostrazione di cosmopolitismo, tanto più necessaria oggi, in cui sembrano prevalere barriere tra culture e affermazioni identitarie violente.

Carlo Serra, filosofo della musica e docente all’Università della Calabria e all’Università di Torino, ha curato le edizioni italiane delle opere di Feld, e ha tenuto una lezione, intitolata “La memoria del canto”, nell’ambito della rassegna di seminari “Saffo”, organizzati annualmente dalla Fabbrica dell’Esperienza di Milano, e dedicati quest’anno a “Forme e sembianze del sacro”. I seminari della rassegna “Saffo” vengono poi raccolti in volume e pubblicati da Jaca Book.

Carlo Serra, ospite di questa puntata di “Geronimo”, ci guiderà in un interessante viaggio filosofico attraverso i suoni e il loro senso.