Walter Benjamin e la cultura italiana

di Brigitte Schwarz

L’interesse di Walter Benjamin, filosofo, saggista e critico letterario tedesco, per la cultura e la lingua italiana era nato negli anni giovanili durante i quali lesse “Die Kultur der Renaissance in Italien” di Jakob Burkhard. Punto di incontro di significative e talora contrastanti esperienze culturali, dal misticismo teologico di Gershom Scholem alle dottrine critiche di Ernst Bloch, al neokantismo di Hermann Cohen e Heinrich Rickert, alla sociologia di Max Horkheimer e Theodor Adorno, al marxismo di György Lukács e Bertolt Brecht, Walter Benjamin, prima di togliersi la vita nel 1940 alla frontiera spagnola per non cadere nelle mani della Gestapo, rimase sempre legato all’Italia nel solco di una tradizione di viaggio, inaugurata da Goethe che lo portò dopo Milano, a visitare Verona, Vicenza, Venezia, Padova, Napoli, Roma. Il filosofo soggiornò anche tre volte in Ticino, a Lugano e Locarno. Al tema è dedicato il volume “Walter Benjamin e la cultura italiana” che raccoglie gli atti del convegno svoltosi all’Università della Svizzera italiana, pubblicato dalla casa editrice Olschki. Ne parliamo con il curatore Marco Maggi, professore straordinario di Letterature comparate e teoria della letteratura e direttore del Master in Lingua, letteratura e civiltà italiana all’ Università della Svizzera italiana e con Nicola Emery, Docente e ricercatore di Filosofia e di Estetica all’Accademia di Architettura dell'USI, autore del saggio "Percorsi nella Sonnestube der Schweiz. La critica del destino nel giovane Benjamin”.