(Foto tratta dalla copertina del libro "Lidia Poët", di Cristina Ricci, Graphot Editrice)

Lidia Poët: valdese, prima avvocata d’Italia, pioniera dei diritti femminili

con Cristina Ricci

La guerra, la violenza, l’arroganza, avranno l’ultima parola? La speranza cristiana afferma che il male del mondo non l’avrà vinta. È una speranza animata da un genere particolare di ottimismo: “una forza vitale, di sperare quando gli altri si rassegnano”, come scriveva il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer. Su questi temi riflette il pastore riformato Giuseppe La Torre, a partire da alcuni versetti dell’evangelo di Luca, al capitolo 21.

Lidia Poët, valdese, una vita spesa a favore dell’emancipazione femminile, fu la prima avvocata d’Italia. Siamo nella Torino di fine Ottocento. Il titolo le fu riconosciuto dall’Ordine degli avvocati di Torino solo nel 1920, dopo anni di battaglie legali. Una serie televisiva in uscita il 15 febbraio (“La legge di Lidia Poët”, con Matilda De Angelis) rivisita la sua vita. Ne parliamo con Cristina Ricci, autrice di un volume storico dedicato all’avvocata piemontese.

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