Manfredi di Svevia, “biondo, bello e di gentile aspetto”

di Alessandro Bertellotti

Viene scomunicato più volte, ma finisce per accedere all’antipurgatorio. Una vita travagliata quella di Manfredi di Svevia, ultimo re svevo del Regno di Sicilia, figlio di Federico II. Il suo rapporto con lo stato pontificio è particolarmente controverso, dato che Roma cercava in tutti i modi di mettere a capo del regno di Sicilia una dinastia più vicina al papato. Fatale per Manfredi la battaglia di Benevento del 1266, quando è sconfitto dal francese Carlo I D’Angiò. Nell’Umana Commedia sarà affrontato il delicato tema della sepoltura di Manfredi. In realtà, in quanto scomunicato, il suo corpo senza vita, inizialmente rispettato anche dagli avversari, viene successivamente riesumato e portato fuori dal regno di Sicilia, in una località mai individuata.

Dante aveva una forte simpatia per Manfredi, e lo rende un esempio della giustizia divina, pronta a ricompensare anche protagonisti della storia bollati dalla Chiesa cattolica ma che, come viene ricordato nel canto III del Purgatorio, riconoscono in punto di morte i propri peccati e chiedono perdono a Dio.

Con il Prof. Francesco Paolo Tocco, docente di storia medievale all’Università di Messina e Mirko Vagnoni, saggista e ricercatore