"A Color of the Sky" di Lightning Bug, Fat Possum Records

con Franco Fabbri

Lightning Bug (“lucciola”) è il nome di un quintetto newyorkese, costruito intorno alla cantante e autrice Audrey Kang. A Color of the Sky è il loro terzo album: per l’occasione il gruppo si è allargato dalla formazione iniziale in trio a quella attuale a cinque. I critici statunitensi, che predicono per la “lucciola” una positiva transizione dal mondo delle produzioni indipendenti verso il successo più ampio, collocano la musica di Audrey Kang e del gruppo in uno spazio dove si intersecano shoegaze, Americana e folk. L’ultimo termine non ci crea problemi, anche se l’attribuzione sembra risalire alle atmosfere acustiche e chitarristiche con le quali si aprono molti pezzi; “Americana” è altrettanto un termine di comodo, anche se ormai ufficializzato, che – grosso modo – rinfresca il concetto di country rock, risalente agli anni Sessanta-Settanta; “shoegaze” richiama l’abitudine dei musicisti rock “di un certo tipo” (e come definirli altrimenti?) di suonare guardando per terra, invece che facendo scena rivolti al pubblico. Una dimensione concentrata, intima, e un termine di comodo (come succede spesso, con i nomi di generi) per non usarne altri più connotati (un gruppo nel quale i musicisti suonavano piegati, concentrati, erano i Genesis dei primi tempi: ma guai a evocarli...). Testi basati su riflessioni intime, spesso sul lavoro e il tormento di scrivere canzoni, con una certa propensione a costruire una progressione dall’individuale al collettivo, dal rarefatto al denso.

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