Alamar, il nuovo album della violoncellista, compositrice e cantante cubana Ana Carla Maza, si impone come un’opera di raffinata intensità espressiva, capace di coniugare memoria e slancio vitale in una forma musicale luminosa e profondamente contemporanea.
Pubblicato nel 2026, il disco si configura non come una semplice raccolta di brani, ma come un vero e proprio percorso narrativo: un viaggio sonoro in cui voce e violoncello dialogano incessantemente per dar forma a un linguaggio che intreccia jazz, tradizione cubana e suggestioni globali. Ne emerge un mosaico musicale ricco e cangiante, in cui le radici caraibiche si aprono con naturalezza a una dimensione universale, restituendo un equilibrio elegante tra virtuosismo tecnico ed immediatezza comunicativa.
Al cuore di Alamar si colloca una riflessione poetica sulla memoria: non intesa come ripiegamento nostalgico, bensì come energia generativa, capace di trasformare l’esperienza individuale in racconto condiviso. L’album, profondamente autobiografico, rielabora infatti temi quali l’identità, l’appartenenza e la trasmissione culturale, traducendoli in una musica vibrante, attraversata da ritmi latinoamericani e da una costante tensione verso la libertà espressiva.
Sul piano biografico, la traiettoria di Ana Carla Maza illumina con chiarezza la genesi di tale poetica. Nata all’Avana nel 1995, nel quartiere di Alamar, all’interno del simbolico “Edificio de los Chilenos”, l’artista cresce in un contesto segnato dall’eredità dell’esilio cileno e da una profonda immersione nella musica. Figlia di madre cubana e padre cileno, porta con sé una duplice radice culturale che si riflette nella sua scrittura, sempre tesa tra memoria e apertura. La sua formazione, consolidata anche in Europa, le consente di fondere rigore classico e vitalità ritmica in uno stile personale e riconoscibile.
Con oltre quattrocento concerti in più di venticinque Paesi e collaborazioni con figure di primo piano della scena internazionale, Maza si è progressivamente affermata come una delle voci più originali della musica contemporanea. In Alamar, tale maturità si traduce in un’opera che è al contempo intima e aperta, radicata e cosmopolita.
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