Gustav Mahler
La Recensione

Come rinchiudere nella tastiera il mondo intero

La Settima Sinfonia di Mahler nello spazio di una tastiera

  • 20.03.2024
  • 23 min
  • Giordano Montecchi
  • Imago Images
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Il pianoforte a quattro mani profuma irresistibilmente d’antico e porta su di sé le innumerevoli decorazioni al valore per aver assolto eroicamente la sua missione di divulgazione della musica orchestrale, prima che la riproduzione del suono e la rivoluzione mediatica si impadronissero del mondo. Proprio sul finire di quest’epoca, negli anni in cui le prime registrazioni di Enrico Caruso già oltrepassavano il milione di copie vendute (accadde nel 1907) troviamo alcune partiture per pianoforte a quattro mani straordinarie, al limite dell’utopia, almeno in apparenza. Pensateci: trascrivere Mozart o anche Beethoven è un conto, ma come la mettiamo quando l’orchestra finisce via via nelle mani di personaggi come Berlioz, Rimsky-Korsakov o, in particolare, Gustav Mahler?! La trascrizione diventa una sfida riservata a pochi. Negli anni tutte le gigantesche sinfonie di Mahler sono state trascritte per due o 4 mani o per due pianoforti. Ma ci sono tre trascrizioni diciamo “speciali” che Mahler commissionò a musicisti d’eccezione: Bruno Walter, Alexander von Zemlinsky e Alfredo Casella, al quale toccò l’impresa più ardua: racchiudere la Settima Sinfonia nello spazio di una tastiera. A pochi credo sarà capitato di ascoltare questa trascrizione a quattro mani della Settima di cui esiste una sola registrazione discografica. A Modena nei giorni scorsi, è stata eseguita dal duo formato da Alberto Miodini e Pierpaolo Maurizzi. Risultato: un’esperienza indimenticabile.

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