Sokrátis Málamas fa parte di un gruppo abbastanza ristretto di cantanti e autori greci noti ed estremamente apprezzati in patria, e che il resto del mondo (inclusi i cosiddetti esperti) ignora. Non li chiamiamo cantautori, come non chiameremmo così – se non per semplicistica analogia – Jacques Brel, Tom Jobim, Bob Dylan, Lennon-McCartney, Lluís Llach o Sting, perché le origini e le regole del gioco non sono le stesse. Anche se, in un contesto più allargato di quella che in italiano si chiama “canzone d’autore”, Málamas, Xydakis, Papázoglou, Thalassinós e qualcun altro si potrebbero tranquillamente confrontare con i nomi più famosi del mainstream internazionale e nazionale, al livello dei vari Paoli, Bindi, Tenco, Endrigo, De André, Dalla, Fossati e così via.
Il genere di Málamas e degli altri greci citati si chiama éntechno, abbreviazione ed evoluzione di quell’éntechno laïko tragoudi (canzone popolare d’arte) che Mikis Theodorakis lanciò negli anni Cinquanta proponendo una musica di ispirazione popolare abbinata a testi della poesia letteraria. Una differenza sostanziale fra l’éntechno e la canzone d’autore italiana è proprio il diverso rapporto con la poesia, dovuto anche allo status differente della poesia greca, i cui autori si sono prestati spesso anche al lavoro con la canzone, per così dire (lo sappiamo che la metafora è abusata…) alzando l’asticella delle aspettative del pubblico.
Musicare il testo di un poeta “laureato” non è una rara eccezione, come avviene invece tra i cantautori italiani, ma una pratica corrente. Così come, per citare un’altra differenza, la presenza femminile nel genere è cospicua, e non c’è cantante e autore che dal vivo e nei dischi non abbia un alter ego, spesso femminile (non una corista), così come sono numerose le cantanti greche che hanno l’éntechno come riferimento di genere principale. Poi c’è una presenza fortemente vissuta della musica tradizionale greca e dei suoi strumenti, che si accompagna a un rapporto disinvolto, non imitativo, con il mainstream. Málamas è un chitarrista raffinato (ha studiato con Notis Mavroudis, a suo tempo anche docente alla Civica di Milano), è stato l’accompagnatore di Nikos Papázoglou, uno dei primi esponenti del genere dopo il ritorno alla democrazia; ha poi iniziato a esibirsi da solo, dal vivo e negli album, affidando l’altra voce a cantanti come Melina Kaná, Glykeria, Maria Papanikoláou, Ioulía Karapataki. Non c’è dubbio che attualmente, a sessantotto anni, sia il cantante e autore più amato in Grecia. Non pubblicava dischi in formato fisico dal 2018, continuando un’attività produttiva costante anche durante il Covid, affidando i file audio registrati in casa con l’aiuto di pochi collaboratori e dei figli.
Finalmente, qualche settimana fa, è uscito un album, Efímera, distribuito in vari formati, che sembra un ponte lanciato verso il passato, per il modo in cui, nelle varie canzoni (eccellenti anche per i testi) rimanda al Málamas dei vari momenti di una carriera che si estende dal 1989 a oggi.
«Bevevamo, ed era come se fossimo in compagnia
di Vamvakaris, di Loïzos, di Brassens,
e donasti come ultime le tue monetine
a un senzatetto che la polizia stradale scacciava.
Mi dicesti un giorno che eri ubriaco cieco
che la medaglia ce l’ha chi ha saputo amare,
e che non hai mai chiesto vendetta.
Eri Diogene e Cristo e Aristofane:
l’unica cosa che volevi era non morire.»
(La medaglia, Fotiní Labridi-S. Málamas, 2025)
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703722





