Di tutti gli strumenti nati dopo l’età classica e che non hanno mai trovato un posto stabile nell’organico sinfonico, il più fortunato, insieme agli strumenti elettrici ed elettronici, anzi forse addirittura più di loro, è indubbiamente il sax, in realtà non uno strumento, bensì una famiglia di strumenti. Ed è triste sapere che il suo inventore, Adolphe Sax, appunto, morì in miseria, nel 1894. Peccato non abbia potuto assistere a quel che accadde poco tempo dopo, quando, approdato oltreoceano, questo strumento divenne protagonista indiscusso di una vera e propria rivoluzione musicale. A parte le fantasticherie, il sax oggi, seppure periferico nel repertorio “classico”, è forse lo strumento a fiato più versatile e popolare. Ascoltarlo poi in Quartetto, in quello strano ibrido fra tradizione plurisecolare del superius-altus-tenor-bassus e l’epoca nostra, indelebilmente marcata dal jazz, riserva spesso sorprese seducenti. È il caso di L’heure bleue, un album di squisita pronuncia francese, per l’etichetta Aparté, seconda uscita del Quatuor Zahir, giovane formazione nata nel 2015 e che in pochi anni ha fatto man bassa di premi.
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