Il modo con il quale, letteralmente, ci “abituiamo” a pensare la storia della musica, tende spesso a trasformarsi in uno stereotipo maturato sulla base di letture o di vulgate le più varie. In altre parole la storia, nella sua narrazione comune, è come un paesaggio visto da lontano. Ma quando si approfondisce, quando ci si avvicina a un momento o a un luogo, ecco che quel paesaggio si sfrangia, si disintegra in miriadi di circostanze, eventi, eccezionalità le più diverse. Tipico esempio di ciò che per molti aspetti contraddice la nostra abituale visione della storia musicale, potrebbe essere la relazione fra musica d’arte e tradizione folklorica in Irlanda e Scozia fra il XVIII e il XIX secolo. Luoghi, questi, anzi miniere, che hanno alimentato, insieme all’Inghilterra, la tradizione musicale nordamericana con tutto quel ben di Dio che ne è seguito. Nonché la nostra nozione, parecchio stereotipata anch’essa, di “musica celtica” che per le due regioni citate si definisce più precisamente “musica gaelica”. Il fattore che rende originali e intricate insieme le vicende e le genealogie musicali irlandesi e scozzesi è il conflitto non solo culturale con il dominio britannico, e la precoce espressione di una “musica nazionale”.
The Curious Bards. Ensemble Baroque, è l’azzeccatissima denominazione di un quintetto formato da giovani musicisti, tutti di formazione accademica con specializzazioni in musica antica a Lione, Parigi o Basilea, formatosi alcuni anni fa per esplorare questi territori in una prospettiva di rigorosa ricostruzione storica a partire dalle numerose biblioteche e archivi contenenti una messe di testi a stampa e manoscritti. Dopo (Ex)tradition il loro primo album pubblicato nel 2017, ecco ora un secondo album, Indiscretion. Non è solo un’occasione per sorprendersi riguardo al paradosso di una musica “tradizionale” le cui radici affondano in realtà nella musica scritta ad uso dei nobili. Ma è anche, più semplicemente, l’incontro con una musica elettrizzante proposta da cinque magnifici musicisti.
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