Laser
Giovedì 26 novembre 2015 alle 09:00
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Compie 35 anni dalla sua prima pubblicazione "Altri libertini", il libro d’esordio di Pier Vittorio Tondelli e l’autore, se la malattia non l’avesse stroncato a soli trentasei anni, oggi, è probabile, sarebbe stato uno splendido sessantenne. Baricentro geografico degli episodi che lo compongono è l’Emilia-Romagna ed in particolare Bologna, dove tra il 1975 e l’80 Tondelli frequenta l’università, seguendo le lezioni di personalità come Gianni Celati, Umberto Eco, Giuliano Scambia, ma anche stringendo amicizia con Adrea Pazienza, Francesca Alinovi, solo per citarne alcuni. Tondelli racconta della sua gioventù e di quella dei suoi coetanei, preannunciando il "postmodernismo" degli anni Ottanta e il "reflusso" degli anni Novanta. Attraverso il suo stile, le sue ambientazioni, le sue "soggettività smarrite" Tondelli offre una panoramica privilegiata per potere osservare le storie di una generazione. Ma nonostante gli anni, "Altri libertini" sembra parlare ancora una lingua che si comprende benissimo, non ha perso freschezza e al tempo stesso è diventato un documento grazie ad una scrittura a metà strada tra il giornalismo e il saggio letterario.
Rileggerlo significa misurare la distanza, osservando la trasformazione avvenuta in Italia, in particolare a Bologna, che pur essendo una cittadina di provincia, per anni è stata meta di pellegrinaggio giovanile e di artisti al pari di altre grandi città come Berlino, Londra, Amsterdam.
Attraverso lo sguardo di alcune personalità che furono protagonisti di quegli anni Settanta, ma anche grazie alle parole di alcuni testimoni di oggi, ritroviamo Bologna oggi, un "come eravamo" per fotografare "un come siamo".

