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Evros, la "porta d'Europa"

di Giampaolo Musumeci

Joan, 22 anni, disertore dell'esercito siriano, studente di economia, viene da un villaggio vicino Aleppo. Una settimana fa ha deciso di scappare in Turchia per lasciare la Siria. Sharif 28 anni, afgano, è in cerca di una speranza in Europa. Un gruppo di 9 ragazzi e ragazze algerini hanno lasciato Algeria perché la politica nel loro paese è "merda" e vogliono andare a Parigi. E poi nepalesi, kurdi, dominicani. A Evros arrivano migranti da tutto il mondo. 55mila lo scorso anno. Nonostante le operazioni condotte da Frontex, l'agenzia per il controllo delle frontiere, nonostante il progetto di una nuova rete lunga 12 km (nell'unico tratto in cui non è il fiume a dividere i due stati), il confine fra Grecia e Turchia rimane un colabrodo. La rete ha causato polemiche un forte dibattito, ora l'Ue ha deciso di non finanziarla più. Nei mesi scorsi si era iniziato un fossato: troppo costoso.
Ho trascorso alcune notti nascosto nella boscaglia sulle rive del fiume, attendendo l'arrivo dei migranti. Tutto il confine è zona militare, l'accesso ai giornalisti è vietato. Le pattuglie sono frequenti. Ma il confine si passa facilmente: a decine ogni notte, "lasciati" passare dalla Polizia turca e aiutati dai trafficanti che forniscono loro il canotto e indicano i punti di passaggio.Le tariffe? 500 dollari per passare l'Evros. L'intero viaggio dal Pakistan può costare 6mila dollari. Un business mondiale ricchissimo. Che non risparmia vita umane. Le ultime, quelle di due migranti, tra cui una bimba morti assiderati.
C'è infatti chi ha camminato per settimane, chi ha perso amici sulle montagne innevate fra Afganistan e Iran, chi è stato colpito dalla polizia turca. Chi ha passato l'Evros per la 5a volta per cercare di arrivare in Svezia e raggiungere i fratelli.
Frontex pattuglia l'intera area con telecamere termiche capaci di avvistare migranti a 15 km di distanza, in piena notte. Ma il flusso non si arresta. Così il sistema detentivo greco è al collasso. I centri di detenzione dell'area sono in ristrutturazione (e ne sono previsti di nuovi in costruzione), così ora i migranti vengono rilasciati con un foglio di via in poche ore. Nessuno lascia la Grecia per tornare al paese d'origine. Tutti vanno ad Atene e da lì cercano di raggiungere gli altri paesi europei. L'Italia in primis via Patrasso e Igoumenitsa. La Grecia è una gabbia in cui è facile entrare ma da cui è assai difficile uscire. A poche settimane dalle elezioni, l'immigrazione è e sarà sempre più la crisi nella crisi greca.