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Generazione lockdown

Colloquio con il Direttore Generale dell’Organizzazione internazionale del Lavoro: Guy Ryder, di Alessandro Bertellotti

Già prima della pandemia, i giovani faticavano a inserirsi nel mondo del lavoro. La crisi finanziaria globale aveva lasciato ferite profonde in tutte le nazioni, ferite che si sono riaperte con il Covid-19. Nel mondo un giovane su sei non ha lavoro e, con la diffusione del virus e la sospensione della formazione e dell’istruzione la situazione è destinata a peggiorare tanto da avere con certezza effetti permanenti su una intera generazione. Per questo Guy Ryder, Direttore Generale dell’OIL, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della tutela dei diritti del lavoratore, evidenzia il rischio di una “generazione lockdown”, ovvero quella fascia di popolazione che fatica ad accedere al mercato del lavoro all’inizio della carriera professionale. Le conseguenze della difficoltà a trovare una occupazione remunerata potrebbero farsi sentire lungo tutta l’esperienza lavorativa. Inoltre nel mondo oltre un miliardo e 600 milioni di persone vive di lavori occasionali, nella cosiddetta “economia informale”, e subiscono già, spesso con conseguenze drammatiche per intere comunità, gli effetti delle restrizioni delle attività e degli spostamenti.

 

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