Il sumo al femminile

di Valerio Maggio

®

Nana ha 13 anni, vive a Niigata, nel nord del Giappone, con la famiglia, e la sua vita ruota tutta intorno al sumo. Si allena ogni giorno nel ring che il padre le ha costruito in giardino. Tuttavia, la sua esperienza, così come quella di moltissime altre ragazze e bambine che praticano questa disciplina, è destinata a scontrarsi con un sistema che preclude alle donne di praticare il sumo.

Sebbene ad oggi la società nipponica stia iniziando a fare piccoli passi in avanti, il sumo in Giappone è praticamente precluso alle donne.

Yulia Skogoreva, una fotografa russa che da anni vive in Giappone, sta portando avanti uno straordinario progetto fotografico per documentare il sumo femminile nel paese. Con Salt and tears "https://www.yuliasko.com/salt-and-tears-project" segue giovani ragazze appassionate di sumo raccontando con i suoi scatti questo universo ancora sconosciuto.

“La maggior parte di quelli con cui ho parlato non conoscono il sumo femminile” racconta Yulia, “molti non credono neppure che sia possibile l’esistenza di questa disciplina per le donne”.

Ad oggi per le donne il sumo è quindi praticabile esclusivamente a livello amatoriale. “Terminati gli studi e l’università non c’è alcuna possibilità per loro di seguire i propri sogni”, continua a raccontare alla RSI.

Attraverso questo documentario andiamo in Giappone per osservare da vicino questo aspetto del sumo e capirne le sfaccettature attraverso la voce di Yulia Skogoreva e quella di alcune giovani lottatrici.

All’interno del ring, chiamato dhojo, che ha diametro di 4 metri e mezzo, si fronteggiano i rikishi, lottatori di sumo, con un peso tra i 100 e i 150 kg. Gli incontri avvengono in base alla banzuke, una graduatoria ufficiale che tiene conto del peso e della forza degli atleti.

È una disciplina spesso tacciata di sessimo perché le donne non hanno un loro campionato e la pratica sportiva si esaurisce con gli anni dell’università.

Prima emissione 1 febbraio 2022