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La coscienza di Trieste

A cura di Orazio Martinetti - Città di Carta

  • 10.11.2015, 10:00
Trieste

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Martedì 10 novembre 2015 alle 09:00
Replica alle 22:35

Veneziana, napoleonica, asburgica, iugoslava e infine italiana: la città di Trieste si porta appresso una storia tormentata, che ha più volte intaccato e modificato il suo perimetro urbano, la sua fisionomia architettonica, il suo tessuto sociale. Come ogni città di confine, ha dovuto fronteggiare una sorta di moto ondoso che l'ha condotta su spiagge diverse, non tutte assolate. Tuttavia, queste spinte e contro-spinte l'hanno anche arricchita, trasformandola in crocevia di culture, lingue, confessioni diverse. Ne sono testimonianza l'opulenza degli edifici sacri e profani, punti di ritrovo di una vivace comunità poliglotta. Un micro-cosmo, quello triestino, che ha saputo assorbire prima degli altri correnti letterarie e pratiche cliniche di matrice mitteleuropea o anglosassone, come la psicanalisi di Freud e la narrativa di Joyce. Tracce di questo intreccio di influenze si ritrovano facilmente nelle pagine di Slàtaper, di Svevo, di Saba, e infine di autori a noi coevi, come Claudio Magris e Pino Roveredo. Entrare nei caffè e nelle pasticcerie della città è un rito obbligato. Per assaggiare la sua grande letteratura, per gustare un passato che non è semplice nostalgia o passione antiquaria.

Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio nazista sul territorio Italiano

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  • Orazio Martinetti

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