La donna che chiama guerra la guerra

di Monica Bonetti

I suoi articoli sule incursioni dell’esercito russo in Ucraina hanno fatto infuriare il Cremlino tanto da fare pressioni sul suo editore per licenziarla. Così Galina Timchenko ha lasciato Mosca insieme a buona parte dello staff della sua rivista online per Riga in Lettonia, dove può scrivere libera dalla censura del governo russo.

Sembra cronaca di questi ultimi mesi, ma invece è accaduto nel 2014, l’anno del contestato referendum sull’autodeterminazione della Crimea, la sua annessione alla Russia e l’inizio dei disordini nel Donbass.

Meduza.io (https://meduza.io/en) è nato allora e in questi anni è diventato uno degli aggregatori di notizie e di articoli più autorevoli. Pubblica in russo e dal 2015 in inglese. Ha sviluppato progetti multipiattaforme che lo rendono visibile via app e sui principali social media da Facebook a Telegram. E il suo pubblico ha un’età media di meno di 35 anni. A inizio maggio Galina Timchenko era a Milano per la Giornata della libertà di stampa. “Laser” l’ha incontrata per raccontare la sua battaglia di giornalista dissidente.