Per Umberto Eco, una biblioteca è ben più di una somma di libri: essa è piuttosto un organismo, in cui le relazioni tra i volumi conferiscono senso, nuovi sensi, al tutto. Una biblioteca, tema su cui molto Eco ha riflettuto, è “memoria vegetale”, pulsante e viva: nelle pagine di carta che costituiscono i volumi respira la memoria dell’umanità.
La biblioteca di Umberto Eco consta di circa 45’000 volumi (senza contare i libri antichi, attualmente alla Biblioteca Braidense di Milano): queste decine di migliaia di libri moderni, ora, a dieci anni dalla morte, verranno trasferiti dall’appartamento milanese (e dalla casa di famiglia a Monte Cerignone) in spazi appositamente progettati all’interno della Biblioteca Universitaria di Bologna, per ricreare l’atmosfera della casa-studio in cui il Professore lavorava. Ma come si fa a ricreare un così complesso, e dinamico, sistema di disposizione e di relazione tra i volumi? Spostare la biblioteca di Umberto Eco non è un semplice trasloco, ma una sorta di traduzione, e tradurre, ce lo insegnava lui, è dire quasi la stessa cosa. Magari, però, facendo nascere nuove scintille di senso, come accade ad ogni nuova lettura dei suoi stessi libri.
Di cosa significhi “tradurre” in altri spazi la biblioteca di Umberto Eco ci parleranno Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Umberto Eco, nonché storico delle idee e docente all’Università di Bologna; e Francesca Tancini, esperta scientifica della Fondazione Umberto Eco, nonché storica dell’arte e bibliotecaria.
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