La perdita del senso dell’udito, sia essa congenita che acquisita, è una condizione “totale” dell’individuo; non è solamente legata all’assenza di uno dei nostri sensi, ma anche al totale isolamento sociale e psicologico che essa determina. L’immaginario collettivo, in questo senso, è fatto di persone che comunicano attraverso il “linguaggio dei segni” pensato come l’unica interazione possibile dei sordi con il mondo degli udenti.
In realtà, nuovi studi e tecnologie, fanno sì che questa idea sia totalmente superata. Ad esempio, l’applicazione di impianti detti “cocleari” è in grado di restituire il mondo dei suoni, seppur con delle limitazioni, alle persone che presentano patologie uditive più o meno gravi.
Facciamo il nostro ingresso nel reparto di Audiovestibologia dell’Ospedale di Circolo di Varese, centro di riferimento a livello internazionale, cui si rivolgono pazienti da tutta Europa. Lo staff, composto da medici, specializzandi, logopedisti, pedagogisti, tecnici, infermieri e personale amministrativo, è guidato dalla Dottoressa Eliana Cristofari, che ci accoglie nel centro che dirige, permettendoci di incontrare pazienti, familiari e giovani medici.
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