Giornali italiani (iStock)

Mega operazione editoriale dal brutto esordio

di Guido Piccoli

C’è da sperare che non si avveri il proverbio che vuole che “chi mal comincia peggio termina”. Almeno riguardo la più consistente operazione editoriale mai condotta in Italia, che comprende giornali come “La Repubblica”, “La Stampa”, “Il Secolo XIX, tredici testate locali, “L’Espresso”, “Huffington Post” e tre emittenti radiofoniche nazionali. La ragione? Semplice: la scelta del 23 aprile scorso come giorno in cui il gruppo acquirente, che fa capo al gruppo Agnelli-Elkann, ha sostituito il direttore de “La Repubblica”, Carlo Verdelli. Peccato che fosse anche il giorno annunciato per la sua morte da gruppi di estrema destra che da più di un mese minacciavano lui, la sua famiglia e il giornale. Minacce per le quali Verdelli risulta essere l’unico direttore di giornale sotto scorta in Europa. Su questa sgradevole coincidenza, ma anche sul senso dell’operazione in generale in un’epoca caratterizzata dal complicato passaggio dei quotidiani dallo stampato al digitale intervengono Massimo Giannini, neo-direttore de “La Stampa”, Antonio Padellaro, ex direttore de “il Fatto quotidiano”, Angelo Miotto, documentarista e direttore di “Q Code Mag”, Raffaele Lorusso, segretario della Federazione Nazionale della Stampa e Vincenzo Vita, saggista ed ex sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni.

Brani Brani in onda 8.7.20 - Ouverture / Adagio e staccato / Menuet / Andante / Air / Bouree / Hor - Diego Fasolis; DIR / I Barocchisti; ENS Ore 9:39